martedì 28 febbraio 2017

RECENSIONE: 703 ragioni per dire sì


TITOLO: 703 ragioni per dire sì

AUTORE: L. F. Koraline

EDITORE: Newton Compton

COLLANA: First

PUBBLICATO: 07/07/2016

PAGINE: 499

PREZZO: €6,90



TRAMA

Eden Gari ha venticinque anni e la sua vita da favola si è appena trasformata in un incubo. Ha sognato a lungo il grande amore, senza mai incontrarlo. Le sue storie si sono sempre concluse male, lasciandole addosso solo tanta amarezza. Stava quasi per smettere di sperare, quando un uomo è apparso nella sua vita, e lei si è trovata ad annegare nei suoi occhi. Eppure proprio quell'uomo diventa la sua passione e insieme la sua condanna. Perché con lui scoprirà il piacere più proibito, con lui il suo corpo fremerà per un'estasi mai provata. Ma per averlo bisogna pagare un prezzo molto alto: accettare il suo ricatto e le sue condizioni. Eden si chiede se ne valga davvero la pena e non è certa della risposta, ma decide di rischiare lo stesso. Che il gioco abbia inizio, Mr. Blake...


RECENSIONE

Secondo voi Koraline è una strega? No perché se così non fosse, inizio ad avere seri dubbi sulla mia cattiveria.
Ho iniziato questa lettura incuriosendomi fin da subito, per, dopo poco storcere il muso e successivamente ammettere di aver sbagliato, per poi ritrovarmi ad arricciare il naso e alla fine nulla, sei stracotta di Damon e non sai neanche come sia successo! Mi spiego ragazze. Quando ho provato un “disappunto”, la causa è stata semplice e banale, in quanto ho notato una somiglianza eccessiva con Cinquanta Sfumature. Diciamolo spesso ci troviamo tra le mani copie di libri che hanno avuto un successo enorme ed esplosivo, così tutte si tuffano a pesce sul genere, creando copie talvolta mal riuscite di un libro. E invece sono qui a chiedere umilmente scusa a L. F. Koraline perché ho sbagliato, la somiglianza c’è è innegabile, ma è voluta ed è espressa a chiare lettere nel libro, perché Eden è una sognatrice come tutte noi e come tutte noi nel corso della sua lettura si è follemente innamorata di Christian Grey, come fargliene una colpa?
Damon Blacke è una versione più cruda (e spero nettamente superiore) di Mr Grey. Damon è l’uomo che spero di incontrare con tutta me stessa, un uomo capace di destabilizzarti, annientarti e sorprenderti come nessun uomo vero sa in realtà fare. Anche se in alcune parti mi sembrava smidollato, ma l’ho apprezzato in quanto comunque ha sempre ceduto in una piccolissima parte le redini ad Eden.
Devo ammettere che all’inizio della lettura aveva “sgamato” tutto il retroscena del libro, però non mi è importato, perché nonostante ciò mi sono goduta questa lettura al 100%.
Sono rimasta invece sbalordita nel capire cosa significasse quel 703, oh mio Dio quest’autrice è un genio!
Cosa dirvi di più? La scrittura è fluida, avvolgente ed estremamente coinvolgente, come una sirena questo libro ti ammalia e riuscire a staccarsene è un’impresa epica.
Ho adorato le similitudini e la ridondanza opportuna di tutti gli dei dell’Olimpo (tra cui il mio adorato Ares). Nulla, neanche una nota negativa, neanche una minima e piccolissima stonatura in tutta la lettura.
Ora però mi appello alla Newton Compton Editori, acquisto i vostri libri e li adoro ma fate uscire i due libri successivi a “703 ragioni per dire sì” perché potrei morire nell’attesa! Una lettrice più che impaziente!

CONSIGLIATISSSSSSIMO!
Vi auguro una buonissima lettura tutta al femminile
Baci
C.

PS: Una gradita notizia ve la anticipo io, purtroppo solo l’ebook (io attendo il cartaceo) di “Suite 703” il sequel del sopracitato libro, in uscita il 31/03/2017.

lunedì 27 febbraio 2017

La notte degli Oscar 2017

Non potevo non parlarvene...
Non ce l'avrei mai fatta nonostante il mio amore per il cinema, a fare la nottata degli Oscar per vedere questo spettacolo magnifico in diretta. Ahimè faccio parte di quelli che scoprono tutto la mattina successiva, ed eccomi qui che ve ne parlo.
Innanzi tutto chi scorderà mai la clamorosa figuraccia fatta da Faye Dunaway e Warren Beatty, rimarrà nella storia! Ragazze voglio capire davvero tutto, però...siamo agli Oscar mica al mercato, e poi onestamente se avesse girato la busta leggendo il nome dell'attrice e non il nome del film, avrebbero evitato entrambi una figuraccia.
Povera Emma Stone, avrebbe sicuramente gradito che il film di cui è protagonista, avesse raggiunto la quota di ben 7 premi Oscar, dovrà accontentarsi di averne 6.
Lo sapevate che "La La Land" aveva ben 14 candidature? Cioè record del Titanic! Io non l'ho visto, non mi ispirava, ma sicuramente lo vedrò e ve ne parlerò, è una promessa!
Arriviamo ai premi per un totale di 24 premi Oscar assegnati (più 4 onorari), parleremo solo dei più importanti.

MIGLIOR FILM
Candidati:
Arrival (che avrei tanto voluto vedere)
Barriere (mai sentito)
La battaglia di Hacksaw Ridge (di cui vi parlo qui)
Il diritto di contare (non l'ho mai sentito, ma il titolo mi piace)
La La Land (ahahahah che inizialmente è stato proclamato vincitore e invece NO!)
Lion - La strada verso casa
Manchester by the Sea (ma sentito ma prodotto da Matt Damon, peccato mi sia sfuggito)
Moonlight (VINCITORE DEL PREMIO OSCAR PER IL MIGLIOR FILM!)

Poi ci sarebbe la MIGLIOR REGIA, nominati 5 dei film sopra elencati e vincitore il regista di La La Land (non mi interessa molto, si vede lo so, quindi sorvolo!).

Arriviamo ai BELLI :)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Candidati:
Andrew Garfield - La battaglia di Hacksaw Ridge (bravissimo lui, un'interpretazione da Oscar, non è un modo di dire ma la verità!)
Ryan Gosling - La La Land (ma tanto bello è sto film?!)
Viggo Mortensen - Capitan Fantastic ( me lo sono perso, mi spiace!)
Denzel Washington - Barriere
Casey Affleck - Manchester by the Sea (MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA)

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Candidate (tutte stupende e bravissime):
Meryl Streep - Florence (DIVINA lei)
Natalie Portman - Jackie
Ruth Negga - Loving
Isabelle Huppert - Elle
Emma Stone - La La Land (VINCITRICE DELL'OSCAR MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA)

Di questo premio è per me un obbligo parlarvene!
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Candidati:
Kubo e la spada magica (non so cosa sia)
Oceania (ve ne parlo qui)
La mia vita da Zucchina
La tartaruga rossa
Zootropolis (VINCITORE DELL'OSCAR, meritato? NO, MERITATISSIMO! Non ve ne ho ancora parlato ma lo farò, è fantastico. L'ho visto al cinema e successivamente visto e rivisto a casa. Ne sono innamorata, è pazzesco, dovete vederlo! Ah, forse è più per adulti che per bambini)

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO (ve ne parlo solo per un film)
Candidati:
Ai-Ling Lee, Mildred Iatru Morgan - La La Land
Robert Mackenzie, Andy Wright - La battaglia di Hacksaw Ridge
Wylie Stateman, Renée Tondelli - Deepwater - Inferno sull'oceano
Alan Robert Murray, Bub Asman - Sully (il mio adorato film che almeno un'Oscar l'avrebbe meritato! ve ne parlo qui)
Sylvain Bellemare - Arrival (VINCITORE DEL PREMIO)

Vincitore dei MIGLIORI COSTUMI Animali fantastici e dove trovarli - Colleen Atwood (ve ne parlo qui)


Arriviamo alla parte gustosa? Via alle critiche...


Ammetto che sia molto probabile che Dakota Johnson ci abbia abituato troppo bene, tra vestitini,
vestiti che WOOOOW e nudità, ma come cavolo si era vestita?! Capisco che i vestiti loro li indossano e neanche li comprano ma era orrendo, non la valorizzava ed era... indescrivibile! (Se non erro Gucci)
Beh, questa volta neanche quel gran pezzo di figo di Jemie Dornan si era vestito poi tanto bene, la giacca bianca a me non piace, opinioni personali ma lo preferivo in grigio ahahahah, scherzo! Avrei di gran lunga apprezzato maggiormente una giacca nera.




Ma quanto è figo Justin Timberlake?
Ecco come ci si veste ad una serata da Oscar, specchiati Jemie!
Lei, Jessica Biel non era affatto male in questo abito a sirena, anche se il motivo della stoffa non è esattamente il mio preferito è sicuramente meglio di Dakota!






Splendida Nicole Kidman, ma la classe non è acqua... 
Bruttino parecchio Keith Urban, non approvo mi spiace Nicole!





    Una splendida Emma Stone, 
    elegante, semplice e raffinata. Con tutte quelle frange oro che creavano un bellissimo movimento all'abito.
    Sublime ed imparagonabile Meryl Streep!

    venerdì 24 febbraio 2017

    RECENSIONE FILM: The Great Wall


    DATA USCITA: 23 febbraio 2017
    GENERE: Avventura, Azione, Storico
    ANNO: 2016
    REGIA: Zhang Yimou
    ATTORI
    Matt Damon: William Garin
    Andy Lau: Wang
    Willem Dafoe: Sir Ballard
    Pedro Pascal: Pero Tovar
    Tian Jing: Lin Mae
    DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
    DURATA: 103 Min


    TRAMA

    In The Great Wall, Damon interpreta William Garin, un mercenario che dopo aver combattuto in numerose battaglie in cui si é distinto per le sue abilità di arciere, è fatto prigioniero da un misterioso esercito composto da eccellenti guerrieri, conosciuto come l'Ordine Senza Nome. Accampati in un'enorme fortezza, i guerrieri stanno combattendo per proteggere l'umanità da forze soprannaturali su una delle più incredibili strutture difensive mai costruite: la Grande Muraglia. Nel viaggio, Garin é accompagnato da Pero Tovar (Pedro Pascal), un duro e ironico spagnolo divenuto fratello d'armi di William e da Ballard (Willem Dafoe), un misterioso prigioniero chiuso nella fortezza che progetta la fuga.


    RECENSIONE

    Devo confessarvi che non è esattamente il mio genere di film preferito, ma questo film a me è piaciuto molto. È un film fatto benissimo, e ci sono migliaia di attori/comparse! Sbalorditivo.
    In realtà si tratta di una leggenda sulla muraglia cinese, è una storia carina e mai pesante pur avendo un’ambientazione storica.
    Onestamente questa recensione è particolarmente difficile, in quanto il genere non permette poi chissà quali sbilanciamenti.
    Belli gli effetti speciali e bravi gli attori (tutti bravissimi) e ogni uno perfetto nel proprio ruolo. Inizialmente mi hanno un po' ricordato i Power Rengers, però sapete che sono io ad essere strana e non il film.
    Io ve lo consiglio assolutamente.

    Baci
    C.

    ANTEPRIMA: Sono stata all'inferno


    SONO STATA ALL'INFERNO
    In fuga da Boko Haram assieme a mia figlia
    di 
    ANDREA C. HOFFMANN
    PATIENCE I.
    Traduzione di Rachele Salerno



    A mille giorni dal rapimento delle studentesse di Chibok da parte dei miliziani di Boko Haram,
    la storia coraggiosa di Patience e della sua bambina.
    Patience ha diciannove anni quando precipita all’inferno.

    Un giorno torna a casa, nel suo villaggio in Nigeria, e suo marito è a terra, morto: ucciso dagli uomini di Boko Haram, il gruppo di fondamentalisti islamici che terrorizza da anni quelle terre dell’Africa occidentale. La colpa: essere cristiano. E anche Patience lo è. Non passa molto tempo prima che si ritrovi a sua volta rapita da una banda di soldati di Boko Haram, costretta ad affrontare assieme ad altre ragazze le marce forzate, la fatica e la fame, le violenze quotidiane. Con un problema in più: è incinta, e se i suoi torturatori lo scoprono, per lei e per la vita che porta in grembo non ci sarà salvezza. Deve fuggire, anche se fuori dal campo di lavoro la attende solo l’incognito di una società prigioniera della paura. E anche se sarà costretta a dare alla luce da sola, in mezzo agli alberi, una figlia che chiamerà Gift. Il Dono.

    Nella storia di Patience, narrata in prima persona e raccolta dalla penna sensibile di Andrea C. Hoffmann, risuonano la sofferenza, la tenacia e il coraggio di una moltitudine di donne che combattono e soffrono in troppi terribili scenari del mondo.

    Un racconto mozzafiato, una testimonianza unica su una tragedia di cui sappiamo assai poco, un inno alla libertà femminile al di là di ogni etnia, di ogni religione, di ogni distanza geografica, in nome di quel luminoso, irrinunciabile valore assoluto che è la vita.


    “Fuori iniziava a fare buio. Nel cortile sentii gli uomini di Boko Haram pregare. Che strano dio è il loro, pensai. Quale dio ordina ai suoi fedeli di uccidere o catturare altri esseri umani?”


    Andrea C. Hoffman. È una scrittrice e giornalista tedesca. Ha collaborato con importanti giornali come «Zeit», «Berliner Zeitung», «Focus», e realizzato reportage dai punti più caldi del mondo, come Afghanistan, Iraq, Libano, Siria. In Italia ha pubblicato con Farida Khalaf,La schiava bambina dell’Isis (Piemme, 2016).

    SEGNALAZIONE: Il passo in più


    TITOLO: Il passo in più
    AUTORE: Francesco Pierucci
    GENERE: romanzo di (de)formazione on the road
    PAGINE: 219
    PREZZO: €16,00

    POTETE ACQUISTARLO: qui


    SINOSSI

    Dopo il successo del suo primo romanzo Il passo in più, uno scrittore non riesce più a ritrovare l’ispirazione. Decide così di partire per un disperato viaggio on the road con la sua fidata Underwood Standard in cerca della creatività perduta.
    Durante il percorso a bordo della sua auto sgangherata incontrerà suo malgrado una serie di personaggi decisamente grotteschi tra cui uno sceneggiatore obeso, un falacrofobico con manie di grandezza e una pescivendola napoletana senza scrupoli.
    Tra fughe, risate, arresti e incidenti di ogni tipo, il protagonista vivrà un’avventura surreale dalle forti tinte cinematografiche che sarà difficile dimenticare.


    BIOGRAFIA

    Nato a Napoli nel 1989, Francesco Pierucci vive a Milano dove lavora come copywriter freelance. Grande appassionato di cinema, ha rappresentato l’Italia nella giuria internazionale del Festival di Venezia. Dopo aver collaborato a diverse antologie, ha pubblicato Dieci piccoli passi (La Gru 2011).Il passo in più è il suo primo romanzo.

    giovedì 23 febbraio 2017

    RECENSIONE: Codice Pyramid




    TITOLO: Codice Pyramid

    AUTORE: David Gibbins

    EDITORE: Newton Compton Editore

    COLLANA: Gli Insuperabili GOLD

    PUBBLICATO: 02/07/2015

    PAGINE: 352

    PREZZO: €4,90





    TRAMA

    Il Cairo, 1890. Un soldato britannico riemerge dalle fogne della città, sostenendo sorprendentemente di essere rimasto per molti anni intrappolato in una complessa struttura sotterranea che nasconderebbe incredibili tesori: non solo oro e gioielli, ma migliaia di anfore contenenti papiri. La sua storia viene bollata come il frutto di una mente malata e rimarrà sconosciuta al mondo intero. Almeno fino a quando un collega Jack Howard, famoso studioso dei popoli antichi specializzato in archeologia subacquea, non troverà traccia di questa strana vicenda. Jack capisce subito il potenziale di quella scoperta, e nemmeno la turbolenta situazione dell'Egitto di oggi riuscirà a impedirgli di svolgere altre indagini con la sua équipe di ricercatori per capire se davvero esiste il tesoro di cui parlava il soldato inglese. Un mistero che li condurrà nelle profondità del Mar Rosso e indietro nel tempo fino al regno del sanguinario faraone Akhenaton, allo scoperta di un segreto rimasto nascosto per secoli.


    RECENSIONE

    Volete leggere la recensione più breve della storia? Non mi è piaciuto, bon!
    L’autore doveva essere molto promettente, il libro doveva essere qualcosa di eccezionale eppure si è rivelato una noia mortale. Non scorreva, non mi travolgeva, non mi incuriosiva, nulla! Insomma devo dirvelo, a metà libro ho chiuso e ho avuto la consapevolezza che andare oltre non serviva. Era una tortura… Noiosissimo! Non ci sono altre parole per descriverlo.
    Solitamente acquistando un libro della collezione “Gold” della Newton, non si ha solo la certezza di spendere molto poco, ma anche di aver tra le mani un bel libro, qualcosa che ha fatto incassi, che è piaciuto moltissimo, effettivamente è stato così, finché non ho acquistato “Codice Pyramid”.

    Gusto personale? Indubbiamente, ma non posso mentire. A me non è proprio piaciuto.

    Se decidete di leggerlo fatemi sapere ;)

    Un abbraccio
    C.

    mercoledì 22 febbraio 2017

    SEGNALAZIONE: Sciarade Vol. 1 - Caduta


    Titolo: Sciarade Vol. 1 - Caduta 
    Autore: Raffaele Rovinelli 
    Anno: 2017 
    Collana: I Gigli - I libri di Poesia
    Pagine: 52
    Prezzo: Euro 8,20 

    Descrizione:
    Questo semplice (tuttavia complesso) libro di poesie, è un progetto nel quale l’autore cominciò a cimentarsi nel 2013 narra di molteplici illuminazioni vissute in prima persona dall’autore in questione.
    Una penna può dimostrarsi letale, ma talmente tanto da essere in grado di ferire ancor più della lama di un’affilata spada, certe volte…
    …L’autore, saggiamente, ha preferito spogliarsi, farsi a brandelli di fronte ad un foglio bianco, piuttosto che fare a brandelli. Ogni poesia rappresenta poeticamente un muscolo, un legamento, una nocca, etc di se stesso. Ma anche un enigma da risolvere.
    Egli stesso, con eterno ringraziamento, vi augura buona lettura.

    Potete acquistarlo : QUI



    Raffaele Rovinelli Poeta, nasce il 2 ottobre 1988 a Fano, una piccola città situata sul litorale Adriatico Nord della regione Marche. Sin da piccolissimo ha dimostrato agli altri un certo tipo di sensibilità, oltre alla necessità di solitudine in svariati momenti delle sue giornate; per questo motivo le persone, specialmente in ambito scolastico, non lo hanno mai compreso, ma addirittura rigettato e pesantemente discriminato in tantissime occasioni della sua vita.
    Da tale disprezzo esterno, in Raffaele cominciò ad accendersi ed autoalimentarsi una spropositata voglia di riscatto. Da alcuni anni aveva cominciato a praticare l’arte urbana della break dance, ma per quanto nobile i risultati ottenuti in tal contesto hanno soddisfatto l’autore solo in parte. Nel febbraio 2009, la morte del suo caro bisnonno Mario lo porta, giorno dopo giorno, a capire che la letteratura può aiutarlo ad esprimersi al meglio, pertanto riuscendo, attraverso questo potentissimo mezzo di comunicazione, a farsi comprendere meglio da chi lo circonda. [...]
    Nel mese di febbraio 2017 ha pubblicato con la Casa Editrice Montedit il libro Sciarade Vol. 1 - Caduta.

    martedì 21 febbraio 2017

    ANTEPRIMA: Le ragazze vogliono la luna

    È ormai arrivato il tempo di...

    TITOLO: Le ragazze voglio la luna 

    AUTORE: Janet McNally

    Vi aspetta in tutte le librerie il 28 febbraio 2017


    Ambientato in una calda estate newyorkese, il libro racconta le avventura di Phoebe, una ragazza forte e intraprendente che cela da molto tempo numerosi segreti.
    Segreti che hanno messo in crisi il rapporto con Tessa, la sua migliore amica, e che hanno mandato all'aria l'unica possibilità con il ragazzo per cui ha una cotta colossale.
    Eppure Phoebe è abituata a convivere con questa realtà, tutti nella sua famiglia hanno qualcosa da nascondere.
    Sua sorella Luna se ne è andata a Brooklyn per inseguire un sogno, suo padre Kieran, famosa star del mondo della musica, se ne è andato e basta.
    E poi sua madre, una bugiarda di professione.
    Un giorno la nostra protagonista decide però che è arrivato il momento di mettere a posto tutti i tasselli mancanti della sua vita, e comincerà così un viaggio indimenticabile, tra musica indie, notti insonni e amori impossibili.
    Perché in fondo, chi di noi non ha segreti?
    Janet McNally, con queste pagine, riesce a toccare con grande efficacia un tema che coinvolge proprio tutti: la ricerca della verità e di noi stessi.

    RECENSIONE: Ricordo inconfessabile



    TITOLO: Ricordo inconfessabile

    AUTORE: Shayla Black

    EDITORE: Leggereditore

    COLLANA: Narrativa

    PUBBLICATO: 02/02/2017

    PAGINE: 440

    PREZZO: €12,90

    PREZZO ebook: €4,99





    TRAMA

    L'agente della NSA Joaquin Munoz è in corsa contro il tempo, alla ricerca di una bambina scomparsa venti anni prima insieme a un pericoloso segreto. Il suo profilo è compatibile con quello della giovane e affascinante Bailey Benson e per questo Munoz decide di rapirla per tenerla al sicuro tra le mura del Dominion, il club che la nasconderà evitando che qualcuno possa metterla a tacere per sempre. A poco a poco, superato lo shock iniziale, Bailey inizia a rievocare ricordi dal passato e ad avvicinarsi sempre più al suo rapitore. Nel luogo in cui sono confinati, l'eco dei respiri si unirà ai gemiti della passione, e Joaquin si rivelerà un custode severo e un maestro sensuale, capace di farsi strada nella mente di Bailey e nel suo cuore. Per lei, tuttavia, cedere potrebbe rivelarsi una scelta pericolosa: anche Joaquin custodisce un segreto, e il desiderio della vendetta arde come un fuoco dentro di lui...

    RECENSIONE

    Innanzi tutto vi illustro la composizione di questa serie, la serie “Wicked Lovers” di cui “Ricordo inconfessabile” è il nono volume:
      1. I peccatori della notte
      2. Lezioni proibite
      3. Deliziosa ossessione
      4. Segreto inconfessabile
      5. Desiderio inconfessabile
      5.5 Wicked to love (pubblicata solo in digitale)
      6. Passione inconfessabile
      6.5 Wicked all the way (ma non è uscito in Italia)
      7. Brivido inconfessabile
      7.5 Wicked all night (non è uscito in Italia)
      7.8 Forever wicked (non è uscito in Italia)
      8. Amore inconfessabile
      9. Ricordo inconfessabile

    A seguire ci saranno:
      9.5 Pure wicked (non uscirà in Italia)
      10. Wicked for You (non uscirà in Italia)
      11. Falling in Deeper (non uscirà in Italia)
      11.5 Dirty Wicked (Ancora non tradotto)
      12. Holding on Tighter (Da poco uscito in lingua originale)

    Detto ciò vi dico che questo è il primo volume che leggo di questa serie, quindi ero molto curiosa. Ho sentito parlare di questa autrice, ma in realtà la curiosità era così tanta, che mi ha delusa. Non il libro, l’autrice! Già, non mi è piaciuta particolarmente la sua scrittura, l’ho trovata poco fluida per i miei gusti e le parti erotiche imbarazzanti. Dico che a deludermi non è stato il libro, in quanto mi sono piaciuti i temi ricorrenti come i ricordi, perché tutti noi, già da bambini custodiamo ricordi, belli o meno belli. Spesso quelli meno belli però non vogliamo riviverli, vorremmo rimuoverli perché sono dolorosi, spesso molto dolorosi.
    Lei è Bailey, una ragazza normale, con una famiglia normale, che si vede stravolgere la vita da un uomo di cui mi sono follemente innamorata. La prima cosa che ho pensato è stata “ma è l’inferno!?”, quindi credo che definirlo un “Dio” sia errato, gli si addice maggiormente l’immagine di un demone, sì direi che è bello come un demonio. Joaquin e Bailey (i due protagonisti) sono descritti alla perfezione, nonostante abbiano vite e passati molto diversi, sono molto simili e in fin dei conti, non sono solo gli opposti ad attrarsi.
    La suspance non manca, ve lo assicuro, ma talvolta sono arrivata prima dell’autrice a snodare la questione. Il tasso erotico è alle stelle, ma bene miscelato a svariati colpi di scena.
    Nel complesso una bella storia, ma la consiglio solo ai maggiorenni ;)

    Un bacione
    C.

    Vincenzo Calò ci parla di "La stanza con l'Oblò" di Sandra Romanelli


    Sandra Romanelli…

    Sandra Romanelli nasce nel 1972 a Faicchio, nella provincia di Benevento.

    Nel 1991, dopo aver conseguito la maturità linguistica, si trasferisce a Roma dove conseguirà la
    laurea in psicologia.

    Nel 2002 ritorna al suo paese di origine.

    L’incontro col buddhismo, il suo spirito di ricerca, oltre all’amore per la psicologia, motiveranno l’autrice così tanto da voler rispolverare l’antica passione per la scrittura, alternandola con la lettura, per portare a termine il suo libro, “La stanza con l’oblò”.

    Benvenuta Sandra. Darsi da fare… cosa significa di questi tempi?
    Significa tirare fuori il meglio di se stessi, avere la faccia tosta di parlare con chiunque, anche con chi si crede superiore, il quale non ha capito che nessuno è migliore o peggiore di un altro anzi… forse il peggiore individuo è proprio colui che non vede l’altro come suo simile. Di questi tempi si è persa l’umanità, e darsi da fare per me è fare il possibile e l’impossibile affinché possa sentire di aver fatto del mio meglio non solo per me, ma per gli altri. Quindi, in sintesi, significa creare valore.

    Un talent show dedicato agli scrittori emergenti: roba buona?
    Sì, roba buona. Uno scrittore emergente fatica a emergere appunto… il problema è che saper scrivere non basta, ci vuole cuore, sentimento. Percepire i suoni del mondo e riuscire a trasmetterli al lettore non è meno importante della forma. Se ne leggono tanti di libri di autori noti, con un editing perfetto, ma che non lasciano nulla alla fine della lettura; semmai arrivi a terminare il libro. Io molti li ho lasciati letteralmente in cantina. Il talento è fatto di molti aspetti, e quindi anche di un talent show che li consideri tutti… sì, ci sto.

    La trama di un romanzo è come la brutta bestia da rendere mansueta?
    Penso che le brutte bestie vanno in qualche modo attraversate o descritte in questo caso per poi diventare mansuete naturalmente, senza forzature; per evitare, tra l’altro, che l’inespressività ne blocchi l’evoluzione addolcita, diciamo… o peggio, di avere l’effetto contrario, cioè che ci si imbestialisca ancora di più.

    I personaggi nel tuo caso cosa si scambiano solitamente?
    Si scambiano… i vestiti? Chi è empatico sa indossare i vestiti di un altro, e questo serve non solo a raccontare una storia non tua, ma anche a sviluppare compassione che nella vita ci vuole per stare bene con gli altri. Nella “stanza con l’oblò” io mi spoglio dei vestiti; li prenderà il lettore che, a sua volta, si metterà a nudo, e così altri lettori… e si formerà una catena che, a dispetto del termine, libera unendo. Il bello dei libri è che trasmettono emozioni che uniscono, come essere parte di una famiglia. Leggendo vivi la vita di un altro, ti identifichi, e ritrovi anche la tua.

    Ma mischiando i generi letterari si accontentano tutti i lettori davvero?
    Non credo. Ognuno ha i suoi gusti ben definiti, chiari. Ritrovare in un testo tutti i generi è un po’ come mangiare in una ciotola che contiene primo, secondo, contorno, frutta e dolce mischiati insieme: al dir poco disgustoso.

    Guadagni abbastanza come scrittrice per…?
    Il mio libro è uscito da poco e il guadagno è certamente non economico ma personale, interiore, che non è cosa da poco. I soldi sono importanti per vivere ma di certo non fanno la felicità. Vivere in semplicità ma sentirsi ricchi dentro è molto meglio del contrario, almeno per me.

    Invece cosa ti piace avere attorno mentre una tua opera è ancora inedita?
    Tutto ciò che ho attorno anche quando la mia opera è edita: le mie abitudini, la natura, gli affetti, gli amici, i libri e le riviste, la musica, la mia pratica buddhista… la mia vita, ecco.

    Non credi che le sale riservate siano piene di gente?
    Quando si vuole essere presenti si prenota per paura di perdersi il posto. Però potrebbero ingrandire le sale e soprattutto riservarle a tutti.

    Interrogativi ed esclamazioni fanno ancora l’amore come se nulla fosse?
    Perché mai impedirlo!? Si somigliano, dunque si pigliano (?)… ahahaha! Credo che il punto interrogativo sia donna per le sue curve sinuose, e perché rispecchia un po’ noi che siamo alla continua ricerca di risposte. Le esclamazioni, intanto, sanno più di uomo… quello deciso e determinato ovviamente.

    Perché peccare per molti è divertente?
    Peccare è un termine che non uso quasi mai. Ciò che diverte e fa bene non è peccare ma volersi bene. Peccato è sciupare l’esistenza e, dunque, privarci di ciò che desideriamo e/o siamo. Nessuno può punirci. Se “pecchiamo” avremo un effetto nella nostra vita di tale azione. Per molti quindi è divertente proprio perché è un’evasione da regole imposte, e, ancor meglio, a cui hanno aderito, purtroppo. La vita, invece, è divertente se la viviamo per come siamo e desideriamo.

    Non si stanca mai d’influenzare…?
    Non bisognerebbe mai stancarsi di non farsi influenzare, perché è indispensabile guardarsi dentro, lottare per i propri sogni e valori e, soprattutto, farsi influenzare solo dalla bellezza delle cose, tutte.

    La stanza con l’oblò (Edizioni Epsil)

    I lettori avranno a che fare con uno scritto fluido, privo di romanzesche pretese; dunque con una confessione intimistica composta da frammenti d’universo, come a vagare pazientemente in un unico personaggio purché non lo si ostenti; ovvero prepotentemente in un atto di fede, in un velo di silenzio.

    Quella frenesia nel prendere appunti, in vari modi, sulla propria condizione umana, si lascia avvertire in tutte le minuscole parti di una fisicità pervasa da una forza sconsiderata, come a dover sopportare, in particolare, la digestione di un fatto squisitamente passionale.

    E’ sensazionale dacché sincera la constatazione dell’esclusiva presenza di una persona esterna, capace di azionare un intero moto d’odio verso l’importanza di significare qualcosa a un certo punto della vita, col tempo da trascorrere lungi dalla benché minima competizione.

    L’essenza emotiva dell’autrice richiede con insistenza del virtuosismo, precedentemente colto appieno, a costo di andare oltre la reperibilità dei comuni intenti per riattivarlo.

    Smettere di assonnarsi vigilando attorno a sé è il nuovo imperativo da centrare per non risultare inesistenti quando c’è da incidere concretamente.

    La predilezione nei riguardi dell’arte figurativa prevale su delle pareti a nudo, e hai a che vedere con della purezza che rifiorisce, perché puoi avere a che fare con della positività affogata nell’eternità, acquisita all’improvviso come se attratti da un lampo di quiete, da un’autentica forma di memoria.

    Purezza che si complica da sola, evidenziando maggiormente l’incontaminato, che splende per invito lunare.

    Una brezza allietante al decadere del giorno, quando il caldo detta legge, si propaga senza trarre in inganno la gentilezza e l’eleganza che traspaiono nella buona educazione caratterizzante l’incameramento di un tesoro appartenente a un’innocua ricercatrice della sintesi, che semmai tiene a bada intrugli ottenuti istantaneamente da un entusiasmo inspiegabile, che si scatena per incanto, spontaneamente, data quella cara autostima da respirare.

    La possibilità di guarire senza essere aiutati, sempre, purché volontariamente e non arrecando alcun torto a chi cerca di affezionarsi a te, si riferisce dunque a una ripercussione personale, fraintendibile se rapportata all’immagine prestata, magari deprimente; a un’anima di cui ti bagni se resti a contatto con una donna come Sandra Romanelli quotidianamente.

    Il suo passo non è deciso, l’approccio visivo è da calibrare, nonostante le rughe, sul solito volto, dovute da fredde correnti, da coprire compiendo un normale gesto ma dopo aver toccato un po’ di tutto per vedersi bella, liberamente in giro, religiosa giustappunto per quella spinta a riemergere, che senti subito dopo la lotta contro un malessere, un distacco, un disuso del corpo che s’indebolisce motivando qualsiasi angoscia.

    Eppure l’oggetto che si guasta aspetta d’essere ricomposto semplicemente, così come s’è difettato, sistemandolo con soluzioni mutabili per un’efficienza maggiore.

    L’autrice lamentava cenni di una e più costrizioni illuminanti al massimo della progenie ma non lei per principio, per dare chissà quale esempio; inoltre le dinamiche e le valenze della cattiva sorte non suggestionano poiché l’elemento in assoluto non si disintegra… magari le seconde possono influenzare, a seconda del ruolo che ricopri, sconvolgendo la morale dell’individuo…!

    Pertanto, il desiderio di non ritenersi mai un automa le scioglie quesiti sulla vulnerabilità attuale e futura, con la mente ch’elabora considerazioni demodé fervidamente, da non ostacolare in determinate circostanze proponendo di cambiare aria per futilità o sentimento di comodo, perché provocheresti danni incalcolabili per te oltre che per lei che ha bisogno del suo tempo, di escludersi in buona fede per diventare grande a ogni intento invece che a ogni costo!

    Sandra confessa amabilmente di riuscire a comunicare con gli esseri viventi ma soprattutto con gli strumenti che abbiamo in dotazione, che assorbono senza farci caso la nostra energia; per identificarsi come non mai, ricominciando ad auscultare la creatività che ci riserviamo.

    Si ha a che fare con la ricostituzione dell’anima prima che del corpo, adoperando delle conoscenze, ovvero che per tornare in forma è obbligatorio appartenere a se stessi compiendo atti del tutto spontanei, ossia dipendenti dal carattere che si ha, tipo addentrarsi nella fede in cui ci si riconosce, che per Sandra è il buddhismo Mahayana, nello specifico il Nichiren Daishonin; per mezzo di un netto scompenso dei sensi, quando all’improvviso, privi di difese, ci si approccia con l’individuo in grado di stravolgere il nostro cammino, a riprova che non esiste la casualità, inculcato il riverbero dei fermenti passati, nel merito delle tentazioni che vanno aldilà specialmente dei sapori comunque da scandagliare, di modo ché inglobiamo la presenza assidua della psiche aggregante.

    Con l’approfondimento immateriale l’autrice stabilisce definitivamente un insieme di significati per armonizzare e rendersi indispensabile sorprendentemente, perché con la brillantezza di una e più curiosità infondiamo incanto.

    Sandra s’impegna ogni volta a identificare degli oggetti per l’importanza di ciò che si fa, sfidando l’irraggiungibile all’inizio di una nuova giornata, che causa sbalzi di temperatura irriguardosi all’estensione di determinati momenti, dovendo piuttosto concepire che qualsiasi avvenimento si realizza in un tempo giusto e opportuno per carpirne il messaggio divino.

    La Romanelli ci raccomanda di aggraziare l’idea che l’Altrove, composto dal nostro entusiasmo, c’inviti costantemente a non disattendere il motivo del malumore, e ci sostenga affinché quest’ultimo muti in buonumore.

    Come a rafforzare un capriccio infantile qual era schiarire la comunicazione con gli eventi a tiro, il fatto di valere, che ci può offuscare inducendo a raccogliere, riunire diversi arnesi, reperti e fogliettini per fermare il Pensiero trascrivendolo; roba più che attuale per lei, trattenendo flashback carichi di storie, affermazioni e sembianze che l’hanno attratta una volta prese singolarmente, ingenuamente, come a stringere in pugno la natura terrena godendone il possesso, disdegnando gli artifizi tipici della tenera età, distruggendoli anzi per inventarne di più originali, per un’utilità che faccia sensazione e compiacimento.

    L’uguaglianza sta nella riflessione senza tempo su cui ci si concentra spostandosi in solitudine apparentemente, carichi di un’anima che non ce la beviamo.

    La consapevolezza d’essere minuscoli ma dignitosi si rispecchiava nel linguaggio d’ampliare per spiegare e sintetizzare al meglio quanto miriamo; l’autrice perciò da ragazzina si prolungava negli studi scolastici distaccandosi dai coetanei, per spiccare nel rendimento ma poi forte di quella sana agiatezza nell’interpretare i fenomeni che la circondano largamente.

    Il Pensiero quindi rimbomba sempre nella sua testa, illuminandole le aperture alla vita, dopo aver compreso concetti celati e variegati, o solamente l’alternativa alla noia, per rinnovare la consuetudine; alla maniera di un distensivo da far coniugare all’infinito, per riprendersi magari da una sfiancante occupazione che ti permette al massimo di sopravvivere, che non ti fa vedere cosa ci sia intorno davvero, senza riuscire a intuire il proprio contributo oramai vagante.

    La funzionalità dei privati intendimenti si propaga tramite l’attenzione e la voglia d’indipendenza spiazzanti il generico divenire, seppur colorato e accattivante; energizzando un moto d’essere nei gesti compiuti, depurando per non conformarsi alla banalità.

    L’espressione della verità del tutto personale rende pur dovendo pazientare, e non si hanno così condanne da temere, bensì l’integrità fisica, al massimo degli scopi.

    A scanso di quell’umanità che non accetta di passare il testimone, come vanitosamente succede in Europa e in America; non volendo sapere che il timore d’incenerirsi, di dimenticarsi (che Sandra combatte con pudore) incentiva l’attività dell’oggi per il bene del domani.

    Qualsiasi fatto accade dacché utile per maturare ed entusiasmarsi, e ogni volta l’attesa significa poter riuscire a trovare l’eccezionalità.

    Si agisce per desiderare principalmente la propria essenza, mutando le negatività, inquinanti, in stimoli per rigenerarsi senza infestare.

    Se di solito ci dedichiamo con parsimonia al lato estetico, allora bisognerebbe comportarsi ugualmente coi sentimenti, di una ragionevolezza delicata, influenzata da conoscenze sempre meno condivisibili, nel tempo di un respiro che non è mai abbastanza, che batte deliziosamente nella morale da tutelare con trasparenza, nell’importanza di dissetare terre che soffrono la siccità che causiamo interiormente, per poi morire stupidamente, inconsapevolmente.

    L’universo si racchiude nell’individuo che caratterizziamo, ma involontariamente ci distacchiamo, ci oscuriamo, perché ci annoiamo a percorrere la strada che s’illumina solo grazie a della sana intraprendenza.

    L’autrice, che inizialmente come chiunque altro temeva di annegare nell’anima aperta, grazie alla voglia di varcare il limite materiale riesce a galleggiare per alleggerire i problemi quotidiani, sapendo che questi sono conseguenza del nostro tratto istintivo.

    Il benessere, e il suo contrario, è opera nostra, di un destino che si forma a forza d’indebolirci non prendendo delle responsabilità.

    Intendendo quest’ottica delle appartenenze, verrà meno la rabbia che serbiamo nei riguardi di coloro che reputiamo come nemici in blocco, che sembrano godere della nostra disperazione.

    Per Sandra non ha senso, ed è addirittura deleterio provare a manomettere l’autenticità della nostra condizione, invitare a contraddirci; a fronte di un aldilà che cela contatti densi e a perdita d’occhio.

    Al momento di abbandonarci occorre scrutare i dettagli di un dato ambiente per ripristinare il criterio generale, indispensabile per l’orientamento al fine di svoltare, senza che s’implori, pigramente, passivamente, la mano di un percettore.

    Prima di tutto serve fare un lungo respiro per reggere di ciascun episodio vitale la forma emblematica, radicalizzante, che grava sulle apparenze.

    L’accrescimento dell’autostima per incidere e significare comporta la riscoperta delle disponibilità sradicate, e permette alle persone di essere a corrente delle proprie capacità, raggiungendo un traguardo notevole e ambito per quel presentimento di aver contribuito al moto delle cose facendo la loro parte.

    Dove dimora l’autrice permane un disordine di sole annotazioni, di una brevità letteraria inconcepibile per i non appassionati, rilegabili col tempo che avanza, sordo; con parenti, amici e conoscenti a dover curiosamente accondiscendere, risucchiati da un’intima motivazione ancora tutta da prefiggere.

    Come a dare razionalmente sfogo alla Felicità, ed elevarsi a contemplare pienamente un paesaggio di montagna magari, dai particolari che sembrano irrilevanti, ma che forniscono spensieratezza; fuori dalla conduzione di un mezzo di trasporto soffocante e avvelenante, che riduce senza ammettere repliche la forza di volontà.

    Piuttosto l’animosità si rinfranca per espandersi lucidamente, e poter dirigersi liberamente, senz’alcun assillo (s)naturalizzante, procedurale, verso un posto scorto da lontano, più che accessibile.

    Una sottospecie di emicrania acconsentiva a Sandra di addormentarsi sì, ma in modo pericolante, come se sulla situazione specificata scrivendo questo libro; in effetti non c’era quasi modo di centrare il nervosismo, forse perché la ragione, in procinto di sterilizzarsi, nuoceva vagando nel resto del corpo; tanto da dover muoversi per decidere d’interpretare nettamente un atto religioso, nell’assenza dei rumori, solleticata dalla tentazione di accarezzare l’alba con lo sguardo, per uno stato di quiete dimenticato troppo presto, per sua umanità.

    Facciamo affiancare due vie, rigare dritto due sentimenti fino a che ne prevalga uno per un vissuto da dimostrare, decidendo d’impatto pressoché, per crescere, relegando quasi sempre la riconoscenza al tardi, come a trattenere la memoria per come si era piccoli e poi protèsi alle prime volte che appaiono belle per quanto complicate da giostrare.

    Nel dispiacere generato dalla fine di un amore si può riprendere a sorpresa a coltivare amicizie, senza trasgredire i nostri isolamenti, risvegliandoci interiormente per trarre ulteriore luce.

    Sandra intuisce dapprima l’avvicinarsi delle persone, più che abile nell’immaginarne la concretezza non volendo ragionare con dei semplici figuranti, per rasserenarsi nell’altrui desiderio, di darle una mano mentre è affaccendata, che traspare da un timido “ciao”.

    Il ringraziamento è d’obbligo, e prefigurandolo si schiudono dolceamare pretese che non si può smettere d’intendere brevemente, meravigliosamente, per riunirle col dialogo cullato in silenzio, lentamente, e segnare l’eccezione da sviluppare da soli come in compagnia, senza quella necessità di spettegolare reciprocamente, furiosamente.

    La sensazione di avere a che fare con una persona cara che ti tutela come una mamma, con efficacia, si delinea all’infinito, per credere sempre nel bene individuale.

    E lei sapeva che ciò sarebbe accaduto, assorbendo un’opera cinematografica rinfrancante anzitempo, sulla vita di un mito della musica, Tina Turner, sofferente in fondo.

    Le perdite d’icone soprattutto hanno attanagliato l’autrice che comunque è conscia di come l’essere vivente spesso reagisce crudelmente a fronte della vista dei suoi cuccioli quando questi sono incapaci di guarire, ovvero allontanandosi; un qualcosa d’invitante, che addirittura in conclusione rifocilla la dignità, poiché nella constatazione dell’incurabile attenui il male; nonostante ci si debba vergognare di primo acchito, ma effettivamente ci son dei limiti che ti schiariscono le opportunità tra l’agio e la sregolatezza!

    Eppure la bestiola che Sandra accudiva penava, si rifiutava di nutrirsi; ma è proprio quell’evitare di osservarla in certe condizioni che rende disumani a priori, dovendo abbassarci ad accettare un destino come tanti per non disperderci nel nostro, come il metallo che si lascia prendere dal magnete.

    Riottenendo dunque un’anima per tornare alla propria, al tempo frammentario di come ne rimaneva incantata, alla riprova delle gratuite passioni; nella possibilità di smarrire o guastare oggetti così personali da tralasciarli, come nella speranza di conservare storie vaganti, due accezioni da riporre nei bambini, che non vedono l’ora di pasticciare, danneggiando inconsapevolmente, a forza di vivere un miscuglio di pensieri non ancora in vendita, i punti d’approdo per il confronto.

    E la memoria rimanda brillantemente all’impegno visibile ed emozionante della figlia nel sentire l’apprensione della madre che ci tiene come pochi a preservarsi civilmente per reputarci tutti uguali nelle difficoltà, una lezione che si è voluta imparare per risiedere nello stesso posto, per un piacere inflessibile dacché alto e spontaneo, specie quando ci entrano gli estranei.

    L’autrice risplende di determinati colori che sbocciano all’inizio di una qualsiasi giornata, di una luce solenne, che regola meccanicamente la situazione d’affrontare, tanto d’acquisirne la forza al tramonto, per scandirsi e stazionare in ogni lato emotivo.

    Sandra uscì all’aperto, con le sue riflessioni più intime nuovamente raccolte, tenute appresso carinamente; e bloccata come non mai dalla salute che sentiva incepparsi, perdurava a leggere ciò che aveva trascritto non dando adito a chissà quale presagio di sventura, legando le tematiche musicali con versi e descrizioni emotive, messe a nudo, ancora al presente.

    Per non cambiare, sfoderando della trasparenza per esteso anche se talvolta lei è costretta a celare il suo pianeta essendo lontano dalla realtà, desiderando d’essere autrice di brani melodiosi quando splende la sera, per farli ascoltare a chi è prossimo alla depressione, raggiungendo l’individuo con la fortuna di esprimersi; senza che nessuno le impedisca d’ingrandire le aspirazioni necessariamente seppur impossibili da spiegarle con la poesia, dalla forma incancellabile ma di una sostanza da rilanciare per risvegliare l’anima.

    I molti compiti da svolgere in seno alla religione buddhista tra le cose di tutti i giorni ribadiscono il concetto di base, che questa fede si rispecchia nella normalità, come una soluzione balsamica che aderendo alla pelle libera il piacere di volersi bene disintegrando gli oggetti che ledono l’aspetto fisico; nonostante il timore di dimenticare la fantastica dimensione contenuta, ma percependo d’avere a portata di mano l’esistenza, inclusi gl’intralci e gl’impedimenti nascosti in un’abitazione.

    Una guida autonoma lungo percorsi che nel frattempo si delineano, nel povero sfolgorio degli astri, alla faccia dei propri diavoli, che rigidi e grezzi sanciscono confini più che certi per evitare di addentrarsi nelle immagini, e rimanere dunque preda delle angosce, di ricordi sterili dacché viene meno la sollecitudine per quel minimo di creatività.

    La ragione la rimanda incessantemente ma con fare sincero a ciò ch’è utile per rimanere in forma, inquadrando tanti soggetti, logici ma anche patetici; a una fonte di alternative, per sviluppi effettivi da trarre incamerando effluvi, indizi, memorie e fragilità varie.

    Un totale ottenuto non per caso, a scuoterle della sfocata rilevanza, riconducibile magari a un caro, vecchio affetto con cui ci s’intende per sempre a meraviglia, quando ci son da confidare osservazioni e opinioni inaccessibili, per un riscontro tutto da cullare, nell’arsura di un ambiente privo di riferimenti, consistente comunque, come nella solitudine d’appurare con la terra che pretende il suo tempo per far contento il contadino.

    L’autrice doveva rientrare, nella giusta carreggiata, con le sue forze derivanti da errori ch’è sacrosanto commettere, per un incanto di virtù d’autenticare, per non ingannare più comunicando qualcosa di speciale.

    Il mezzo per comporre appare insignificante, eppure ricordando in un niente la persona che te l’ha donato felicemente t’illumini di ottimismo, t’intensifichi in uno scatto di genialità, di ribellione, che ti allontana da un pericolo di vita qualunque, scardinando così chiusure semiautomatiche, artificiali, per un senso di trasporto, per andare oltre.

    Col pensiero irriducibile per interpretare i fatti, senza badare al resto sancito dagli sprechi e dalle noncuranze dell’oggi, con la pigrizia che appesantisce la fredda stagione, quando piuttosto devi porre le basi per il domani, per il tempo da giostrare nello spazio che ti devi riservare.

    Il buon esito dipende appunto da un’opera originale, fatta capacitandosi minuziosamente per distinguersi attivamente, specie dal male che si forma piano, non assumendo importanza, non determinando novità, per conto proprio.

    Senza contare che tante donne sentono in generale come il raggiungimento del quarantesimo anno d’età comporti il pensiero di avere maturato qualcosa di fondamentale in concreto, per principio rivelante.

    L’intensità della vita le forma definitivamente di sovente per un’ampiezza di significati entusiasmanti, e nel caso non venisse riprodotta effettivamente, essa stessa può disintegrarle privando della poesia.

    L’autrice col passare degli anni aveva scavalcato le preclusioni, il presentimento di fare parte di un periodo storico irriguardoso, cioè di un luogo che non le s’addiceva a tal punto da ritenersi totalmente inefficace, come se incapace di assumersi degli errori; apprendendo a commiserarsi per affrontare delle difficoltà e incitare così la sua condizione massimale oltre che a inorgoglirsi a seguito di chissà quale fortuna.

    Tale comportamento abbracciava il resto delle umane conoscenze, lasciando fare senza sentenziare, per scansare un malessere incontrastato dacché equivoco, tanto minaccioso da radicarsi piano senza dare adito a preoccupazioni reali ed evidenti.

    La buona sorte è fatta di un’immediatezza di comprendonio, di allusioni scoccanti dal didentro, di un sé che informa lucidamente su come operare successivamente.

    Ma in ragione di un imperativo qual era procrastinare il panico quando s’immagina di smarrire una specifica rimembranza, imprescindibile seppur negativa probabilmente, per gustarsela sempre e accreditarsi di un’esistenza al minimo contatto, per realizzarsi appieno.

    Da piccola a Sandra stavano antipatici i pupazzi che andavano di moda, così inespressivi e di una figura lungi dall’abbondanza come dall’umiltà, dando l’idea di annegare nell’ego, con la leggerezza di fondare il tutto sull’estetica tralasciando l’intelletto… perciò rimanevano accantonate nel buio di un dono qualunque.

    Viceversa erano cosa gradita le matrioske, essendo di un materiale grezzo e che riconducevano alla sorpresa del Sé, come a suscitare aggregazione, positivamente sia per gli ascendenti che per i discendenti, per poterli ricordare ben presto, e riprendere il bisogno di sentire il fiato materno, dolcemente ereditario, in virtù di quello stesso fare da intraprendere prima o poi.

    Anche lei si domandò, magari fantasticando, perfino se stesse soffrendo l’assenza di una sorella, per dire in cuor proprio poi di rasserenarsi, che il chiarimento si esaudirà, fermo restando che la soluzione non sia a portata di coscienza.

    C’era unicamente da comprendere il motivo silente, scatenante una forma di depressione, con dinanzi un muro per specchiarsi insolitamente, in un’anima rinfrescante; e il piacere di proseguire nel corso della vita, distinguendosi caratterialmente dalle sue simili, del suo stesso sangue, nonostante l’affetto non si esaurisca mai e la compagnia permanga comodante, ma senza che si traggano in inganno delle innocenti passioni per accontentare gli altri esclusivamente.

    Seppur facesse freddo ancora, la nuova stagione era comunque prossima, bastava volgere lo sguardo all’insù per scrutare il maltempo con le sue scariche elettriche, con la fragilità di concepire all’istante che le cose passano, spicciola data l’alternativa che consiste prontamente nell’emozione di scordarsi.

    Il cenno d’intesa, di una cara solitudine, dovuto dalla memoria di una giovane, integra signora, che si guarda dentro detenendo esteriormente poco o nulla, deponeva sulla progressiva presa di coscienza a fronte dell’oscura malattia.

    L’invernale candore a ridosso di un qualsiasi percorso, sotto la volta celeste e con le nubi immacolate, segnava della soffice limpidezza, talmente non soggetta ad alcun termine di paragone che la temperatura, glaciale, sembrava rialzarsi di schianto, affinché l’autrice tornasse ad abbandonarsi con desiderio sincero, divertita a seguito di un’immagine illuminante (e non si tratta di certo di una prima volta) da cogliere al volo.

    Questo stato di appartenenza per ogni tipo di strumentalizzazione del creato, da tutelare privatamente, deliziosamente, segna Sandra più che in positivo, e non importa cosa la spinge a decretarlo, perché altrimenti ne verrebbe meno l’umana magia…!

    E’ determinante la spedizione, più della conclusione, dovendo trovare accezioni insolite.

    Anche se Sandra non sembrava capace di cogliere il rimando specifico che la induce a essere a stretto contatto con la Fantasia, con questo rifugio della mente, nonostante lei sia conscia della comunicazione che sprigiona proprio per accadimento lunare.

    D’altronde il distinguo consiste esclusivamente nel buono come nel cattivo tempo acutizzante la Ragione.

    La fragilità del non reggersi si faceva occupare dalla trepidazione morale, che insisteva a travolgere la memoria necessaria, non più sigillabile.

    L’autrice non ce la faceva più a considerarsi come un’indagatrice dell’oltre che le veniva proibito ai suoi occhi, convinta come pochi dei talenti che serba, che le fanno battere il cuore, annoiandosi per come doveva sobbarcarsi materialmente, a rischio di perdere il senso delle vere risorse che deteneva, che aspettavano d’essere sviluppate, tanto da sconfortarsi e non comprenderne la causa spiccatamente.

    Si domandava come mai dovette raccogliere certi elementi, piccolezze all’apparenza, per individuarne di ognuno l’impressione variegante, in quanto forse ciascuno valesse un pubblico legame se non addirittura il particolare simboleggiante una fase dell’esistenza che s’incorpora, e mai a scanso della complessità dei pensieri.

    Quindi Sandra era costretta a badare alla sua intensità, a immergersi spiritualmente per volgere all’eterno.

    Il destino ce lo costruiamo noi, lei lo ha appurato, e a dimostrazione di ciò v’è la scoperta di una mancanza che spunta nell’evolversi di un intento magari prestabilito; come a indicare il desiderio da plasmare.

    Per stare bene qualsiasi persona si deve impegnare a priori; e ciò è dovuto dalla mutazione della sostanza tossica in quella curativa, stando al dettame buddistico.

    Movimentandoci come degli avventurieri al ricordo di situazioni che inteneriscono i sentimenti, e poi i gesti, comportiamo euforia.

    L’autrice creò così scompiglio nella sua dimora, roba che a fine giornata codesta risultava pulita, splendente, senza più quella sensazione di cadere nel vuoto, certa lei che un’entità, in cui riflettersi spudoratamente, la stesse preservando per amore.

    La gioia è paragonabile a un semplice mezzo per navigare mari incontaminati, che si sposta da sé; ragionando, parlando e agendo contemporaneamente per rinvigorire una poesia.

    Fuori dal comune, anche l’osservazione di una forma di vegetazione che sortisce nutrimento, magari sin dall’alba, e quando c’è da festeggiare un San Valentino, rassicura sulla similitudine dei raggi solari con quelli lunari, come se in simbiosi, per uno spirito d’unione che si mette in primo piano, alleviando in assoluto il ciclo delle ore e poi quello delle stagioni.

    L’utile, tutto da gustare semplicemente, è la prova che il sentimento nuovo dipende dal rapporto, trasparente, con quello che ti piace fare… dal volersi bene; per una spasmodica archiviazione dell’evidenza.

    Vincenzo Calò

    lunedì 20 febbraio 2017

    SEGNALAZIONE: Amore, malintesi e... zombie!


    Titolo: Amore, malintesi e... zombie!
    Autore: Arianna Di Luna
    Prezzo: 2,99€
    Potete acquistarlo qui





    SINOSSI

    "Amanda ha ventisei anni e nessuna reale ambizione, a parte quella di trovare un principe azzurro che assomiglia a Christian Grey.
    Steve è un nerd complottista fissato con i videogiochi e convinto che l’apocalisse zombie stia per arrivare.
    I due non hanno niente in comune se non il fatto di vivere sullo stesso pianerottolo. Ma un giorno Steve salva Amanda dall’attacco di una creatura che sembra morta ma che cammina, corre e… ha tutta l’aria di volerla mangiare!
    Da quel momento Amanda guarda Steve con occhi diversi, ma la città è invasa da un’orda di zombie affamati di carne umana e non c’è tempo per innamorarsi… o forse sì?"

    domenica 19 febbraio 2017

    RECENSIONE FILM: Cinquanta sfumature di nero


    BOX OFFICE ITALIA: €6419717,00

    DATA USCITA: 09 Febbraio 2017
    GENERE: Drammatico, Erotico, Sentimentale
    ANNO: 2017
    REGIA: James Foley
    ATTORI:
    Dakota Johnson: Anastasia Steele
    Jamie Dornan: Christian Grey
    Bella Heathcote: Leila Williams
    Kim Basinger: Elena Lincoln
    Eric Johnson: Jack Hyde
    DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
    DURATA: 115 Min



     



    TRAMA

    Jamie Dornan e Dakota Johnson tornano nei ruoli di Christian Grey e Anastasia Steele in 50 sfumature di nero, il secondo capitolo tratto dalla serie di successo e fenomeno mondiale "Cinquanta sfumature". Quando un addolorato Christian Grey cerca di persuadere una cauta Ana Steele a tornare nella sua vita, lei esige un nuovo accordo in cambio di un'altra possibilità. I due iniziano così a ricostruire un rapporto basato sulla fiducia e a trovare un equilibrio, ma alcune figure misteriose provenienti dal passato di Christian accerchiano la coppia, decise ad annientare le loro speranze di un futuro insieme.



    RECENSIONE

    Carissimi lettori, anzi carissime lettrici,
    finalmente anche io sono andata a vedere “Cinquanta sfumature di nero” al cinema, così ora posso parlarvene. Bene, avevo già scritto alcune cose in un post precedente (QUI), quindi il fatto delle voci era noto, MA UNA VERA DELUSIONE, ora posso urlarlo.
    Il film fondamentalmente non è stato male, ho notato alcune cose moooolto improbabili, ad esempio spoilero leggermente, la scena successiva al ballo, dove Anastasia e Christian sono in camera di lui, insomma avete capito, lei e la sua bellissima acconciatura rimangono intatte, cioè se io mi faccio una semplice e banalissima coda, e casualmente mi appoggio al divano o qualsiasi altra cosa mi si sfascia mezzo mondo, a lei, sdraiata sul letto ecc ecc… non è uscito un capello fuori posto, neanche uno! Poi la scena del “cagnolino”, sono morta dal ridere, ragazze era impossibile non farlo!
    Va bé tralasciamo i dettagli che sennò non finiamo più, il film getta delle solide basi sul romanticismo che in realtà è mancato (giustamente) nel primo film. Sì sì, è molto più romantico del primo, come anche il libro del resto, infatti vediamo una sovrabbondanza di sorrisi di Christian (che non ho totalmente apprezzato) e una grande sfacciataggine generica, se così possiamo definirlo, di Anastasia.
    Le scene di sesso in realtà sono meno rispetto al primo film, ma vi assicuro che sono più spinte, più forti, più esplicite. Era vietato ai minorenni vero? Anche se poi “Cinquanta sfumature di grigio” è stato trasmesso in prima serata.
    Io sono andata a vederlo per curiosità, pura e semplice. Ve lo consiglierei? Onestamente non lo so, non è uno di quei film di cui sono rimasta stregata.

    Vi abbraccio
    C.

    sabato 18 febbraio 2017

    RECENSIONE: L'amore non è mai una cosa semplice



    TITOLO: L’amore non è mai una cosa semplice

    AUTORE: Anna Premoli

    EDITORE: Newton Compton Editore

    COLLANA: Gli insuperabili GOLD

    PUBBLICATO: 30/06/2016

    PAGINE: 314

    PREZZO: €4,90








    TRAMA

    E se per ottenere un buon voto all'università dovessi fare amicizia con qualcuno che proprio non ti piace? Lavinia pensava che nella vita avrebbe insegnato e invece, dopo la maturità, si è lasciata convincere dai genitori a iscriversi a Economia. E ormai al suo quinto anno alla Bocconi, quando si trova coinvolta in un insolito progetto: uno scambio con degli ingegneri informatici del Politecnico. Lo scopo? Creare una squadra con uno studente mai visto prima, proprio come potrebbe capitare in un ambiente di lavoro. Peccato che Lavinia non abbia alcun interesse per il progetto. E che, per sua sfortuna, si trovi a far coppia con un certo Sebastiano, ancor meno intenzionato di lei a partecipare all'iniziativa. E così, quando la fase operativa ha inizio e le sue amiche cominciano a lavorare in tandem, Lavinia è sola. Ma come si permette quel tipo assurdo a detta di tutti un fuoriclasse dell'informatica di piantarla in asso, per giunta senza spiegazioni? Lavinia non ha scelta: non lo sopporta proprio, ma se vuole ottenere i suoi crediti all'esame, dovrà inventarsi un modo per convincerlo a collaborare... Ma quale?

    RECENSIONE

    Ho acquistato questo libro appena ne è uscita la versione “gold”, d’altronde la Premoli la conosciamo tutti più che bene e non delude mai. Devo dire, come in ogni recensione, che il mio preferito ancora non trova un sostituto, già “Come inciampare nel principe azzurro” rimane sul mio personalissimo podio.
    Detto ciò confesso che questo libro non mi sia piaciuto particolarmente. Diciamo che la scrittura è esilarante e travolgente come sempre, con una buona dose di ironia e simpatia, ma lo scenario è sempre quello e la trama l’ho trovata troppo scontata. È un classico romanzo rosa, ma mi aspettavo qualcosa in più e non l’ho trovato.
    Vi accenno brevemente i personaggi principali commentandoli, perché Lavinia ha bisogno di commenti. A me questa protagonista femminile non è piaciuta, spettacolare la scelta del nome, ma caratterialmente (nonostante sia poi mutato il suo carattere nel corso della storia) non l’ho trovata incisiva, secondo me gli è mancato quel tocco di carattere (che invece ha Giada) che ti fa tifare per lei, l’ho trovata moscia.  Al contrario ho apprezzato particolarmente Sebastiano (di cui non mi sono innamorata, strano ma vero) perché a modo suo, è riuscito questo personaggio ad essere insolito, diverso e sicuramente molto particolare.
    Arriviamo così ad una parte per cui mi sono diventati gli occhi due fessure cupe, una parte che potrei definire SPOILER ma che poi in realtà non credo lo sia. Una parte che non mi è piaciuta poi tanto, anzi forse mi sarebbe dovuta rimanere indifferente, ma onestamente mi ha lasciato l’amaro in bocca e poi vi spiego perché, il libro in questione ad un certo punto mi lancia un nome, insolito e che solo Anna Premoli (Bocconiana doc) potrebbe inserire nel suo libro, il nome in questione è Ariberto. Ad alcune di voi non dirà nulla, ad altre molto, ma sapete come l’ho letto io? (Ci tengo a specificare che c’è solo il nome, non c’è il cognome e neanche il nomignolo) Io l’ho letto Ariberto Castelli vien dal mare! Lui è il protagonista di un altro romanzo della Premoli uscito qualche tempo dopo, ma che io ho letto prima, purtroppo! Il romanzo in questione è L'importanza di chiamarti amore.
    Comunque è una buona lettura, spensierata, scorrevole e anche molto economica.

    Vi auguro una buon viaggio tra queste pagine.

    Baci

    C.

    Vincenzo Calò ci parla di "Davanti alla tenda" di Barbarah Guglielmana



    Barbarah Guglielmana…


    Nata negli anni ‘70 in Valchiavenna; medico; impegnata nel tema della violenza di genere; “Davanti alla tenda” (ed. LietoColle) è la raccolta di poesie di cui seguirà l’analisi.

    Altre opere edite similari se inteso il genere letterario: “Rondini come formiche” (ed. O.M.P.); “Appena alzata mi sono messa a tagliare le stelle come voi tutte” (plaquette in proprio, dedicata all’associazione “Donne contro la Violenza” di Pavia, fino a oggi distribuita in quasi 9mila copie!); “Senza forme” (ed. Gattili); “Scende il buio” e “Frammenti” (le ultime due pubblicate con la Pulcino Elefante).

    Oltre alle collaborazioni, nelle seguenti antologie poetiche: “Tredici cadenze” (ed. Puntoacapo);
    Homo Heligens” (ed. deComporre); “La giusta collera”, “Cronache da Rapa Nui” e “Keffiyeh: intelligenze per la Pace” per mezzo delle ed. C.F.R. ; e “Amore per l’Arte” (ed. iArt).

    Benvenuta Barbarah…! Ma, secondo te, sono più complicati i silenzi o i rumori?
    Oggi mi sono diventati più complicati i rumori; mi stancano e occupano l’ascolto del mio rumore interno, che forse è diventato muto, a furia di urlare…!

    Rendiamo le cose difficili per avere il tempo di capire, chi o che cosa?
    Complichiamo sempre tutto per capire, alla fine di percorsi che sfiniscono, che tutto è più semplice. Un soggetto e un verbo, e la strada è lì davanti!

    Di un minore è ancora possibile scoprire un’idea?
    I bambini sono una fonte inesauribile perché cercano un ordine al nostro mondo; e stranamente siamo noi che stiamo giocando con la vita.

    Pensi che raccogliere impressioni varie sulla crisi economica sia un modo di poetare?
    Ho collaborato con Gianmario Lucini (edizioni CFR) a tre sue antologie, sui temi della guerra, dell’ecologia e della collera, perché credo che il tema sociale non sia un companatico ma proprio il pane della vita del pensiero dell’uomo, su cui poi aggiungere altri gusti...! La crisi economica dovrebbe insegnarci nuovamente quello che veramente conta.

    L’unione fa la forza?
    Certo, l’unione sviluppa le forze per fronteggiare le debolezze unite.

    Una formazione culturale esclude l’altra?
    Una formazione culturale può irrigidire l’inclinazione dello sguardo, ma l’ascolto altrui dovrebbe aprire alla conoscenza un ventaglio di possibilità e interpretazioni sul mondo. Poi nello scambio la propria lente potrebbe ingrandirsi, indebolirsi, rinforzarsi.

    Nell’ambito letterario è normale vedersi di cattivo occhio? Se sì perché?
    Ci si potrebbe vedere di cattivo occhio perché si critica per differenza o per gelosia anche l’altro, ma queste componenti umane sono di ogni ambito, proprio perché delle persone.

    “Un numero limitato di copie” suona male?
    Non è detto, il poco ha un valore di preziosità. Basti pensare ai gioielli che crea la PulcinoElefante: anche fosse solo uno, questi ha un valore inestimabile in ogni senso.

    Capita di scrivere fino a rimanere vuoti, come dei paesi tutti da scoprire?
    La domanda comporta un’affermazione e il suo contrario, così come il parto della scrittura. Scrivere non svuota, da un senso al flusso, dimostra il marasma interno portandolo alla luce. Ogni volta che si crea un qualcosa è come aver raccolto una primizia da un cesto, il cui nuovo assaporamento alla luce del sole inebria tutto l’essere! Per esempio, il mio progetto futuro è entrare come attrice in un film francese, dove si focalizza una vita diversa: la mia! A parte i sogni, vorrei aggiungere che ho partecipato con una poesia al catalogo della mostra dedicata a Mauro Benatti, “Materia celeste”, presente alla Biennale di Venezia. Inoltre, nell’autunno del 2015 è stato stampato il catalogo degli “Ometti Oliviani”, ossia disegni raccolti dalle pareti e dalle sedie di casa mia, stilizzati in pose che parlano della psiche umana. Ho partecipato anche all’evento di Paratissima 2014, vincendo il premio MoleCola. E da poco è uscito il progetto di un “libro in movimento” con la fotografa (suo è lo scatto che rappresenta l’autrice) Anna Venturini, cioè un connubio tra l’immagine e la parola, sviluppato sul tema del viaggio, reale e immaginario.

    Concludimi quest’affermazione e motivamela: Hai piacere di NON poter più…?
    … rifare l’esame di fisiologia! Avevo scritto una poesia in più di dieci pagine, intitolata “Il Blocco” perché… non passava mai!

    … Davanti alla tenda (ed. Lieto Colle)

    Testimonianze a pelle, d’impulso, si raccolgono con l’espediente romantico per approfondire l’affetto più esaltante che ci possa essere.

    Dell’ego armonico ci si fa carico per interpretare la propria parte alla grande e aspettare in piccolo che l’immaginario, bello ch’esteso, si liberi per verseggiare sui giorni che non tornano, appassionando.

    Un concentrato di volontà viene assunto sapendo da subito, da poetessa, di maturare una condizione di donna nient’affatto riduttiva per la gioia ch’esce fuori ad appagare particolarmente.

    La sensibilità in parole della Guglielmana lievemente si addossa il massimo piacere, che si prova bilanciando, calmandosi; e con essa ritroviamo della sana baldanza nel porsi dei limiti.

    La poesia, lavorandola, si evolve in origine, quasi per narrare, e nuovamente spunta quella dote imprescindibile, da sfoderare per coinvolgere con intensità come a prestare le dovute cure alla propria anima.

    Sul finire della silloge, l’accento si disincentiva, e si schiarisce una fidata tristezza di base; ne consegue la soavità di una decadenza di pensiero, da trasmettere per sempre, all’oggi.

    Le figure umane che smuovevano Barbarah da bambina sono racconti di attimi che si gonfiano piano, meravigliosamente, col senso della privacy, tra le verifiche dell’intuizione vitale, di un tris d’assi attitudinali; per amore, spontaneità e legame di sangue.

    Però è come se molta felicità si sacrificasse, e non resterebbe che spiare, nei fori di una rete di protezione a scapito di esseri pungenti, invisibili, proprio quella loro sfrontatezza che non ci appartiene.

    Per non cadere in depressione occorre avanzare, dimenticare, alla portata di tutti, l’essenza di un’immagine; a costo di nutrirsi per convenienza, purché si rimetta per reagire e sentire così di stare a respirare.

    In assenza di qualsiasi impedimento, i consigli su come traspirare trasparenze deliziano, come la solennità di un rito che caratterizza l’umiltà di univoca specie, a procedere china, con la mente incapace di alleggerirsi.

    Le preoccupazioni sembrano esigere carezze, mentre “lei” ingurgita materiale preziosissimo; e il più forte sentimento il suo ricamo, spostandosi per preparare cose prelibate e rifiutarle tardivamente… per lasciare il segno e ricominciare daccapo a sistemare l’ordinario.

    Vedersi nudi era un modo per divertirsi e crescere?

    No, s’è trattato di un errore di valutazione in prospettiva, imperdonabile!

    Sprovvisti dell’aspetto fisico, tendenziale, v’è una fonte d’energia primaria che ricaviamo di getto, inasprita, tanto da renderci ugualmente aridi dentro; e, dovendo resistere alla superficie pervasa dalle piogge, nei gesti che ti aspetti ma che si tengono in serbo, facciamo razzia del creato che si avvicina spiritualmente, privato del tempo per consolidare.

    Gli astri si calano, s’imputridiscono col freddo di una coppia di amanti la cui complicità si spegne in aria; e Barbarah è convinta che tutti se la prenderanno con lei, come se fosse stata l’autrice ad aver diretto un mistero come pochi, con un dato compagno succube, e non viceversa.

    La Guglielmana amabilmente si scorda di vivere, essendo fedele al suo arbitrio, e della vastità che la circonda rilascia una carenza semioscura, alla probabilità di rialzare la testa e stimarsi, come la luce al naturale che trastulla le primizie non suscitanti più la benché minima atmosfera, distrutte dalla progressione dell’Essere.

    Trattasi di una donna che ha desiderato e ricevuto il bene di una e più poesie, dando in cambio un sentimento tutto da provare; magari per l’uomo che se si ammutolirà infinitamente allora verrà considerato?

    E dunque di una melodia che strugge per com’è perfetta, con le componenti gettate nell’aria quando essa ti aggredisce all’attesa di un mezzo di trasporto, a rinfrescare la decenza sessuale, necessaria per ricondursi alle lotte per la dignità di genere, con abiti nuovi, ma pur sempre in segreto, come nell’inconsapevolezza accresciuta dalla fertilità sommessa ma straripante.

    “Mi cambio e mi nascondo”.

    La poetessa appare nel pianto da gustare, da strappare dagli occhi; essendo anche solita a esibirsi con sterili motivetti, in balia di un’eccessiva temperatura corporea o di soluzioni alcoliche per debellare il cattivo umore… come se non si fosse accorta di non aver ancora intenerito le sue emozioni, una volta distaccatasi da sé per forza di cose, al margine di una città sollevato da anime che scrivono per letture da concretizzare.

    Un cenno di follia insuperabile da ingerire, e si torna puliti, per non dire sotto colate di cemento, distanti dalla fitta vegetazione che le allegre accelerazioni della Fantasia riproduce; con la malinconia che perdura ma che non stanca se ti attivi per riconoscerti, in possesso di un’ambizione almeno, in assoluto.

    Senza badare a quel che si sprigiona pigramente, per disperdersi nell’intento di cogliere la bella stagione e fare disordine tra le novità… in un luogo massimale; nella morsa, oramai allentata, dell’esistenza terrena.

    Sono molti gli acumi destinati quasi a macchiarsi, di dura, femminea, fermezza, che gli uomini non devono manomettere oltremodo illudendo; l’autrice sembra addirittura implorare a codesti l’incutersi della reale bellezza planetaria, l’avidità nell’assaporare la bontà centellinabile quando il cuore batte forte, sistemando un’immagine da schiarire, tra le riflessioni occupanti l’altrove che si mostra immenso alzando lo sguardo urbanamente preteso.

    Il rischio di soffocare sobbarcandosi della nullità stando a quanto emesso, alla reintroduzione mai complementare degli amorosi sensi, si frammenta constatando quel vento scaturito dagli spostamenti del partner, a spegnere la passione appiccata per polverizzarsi piacevolmente.

    E rientrano le esitazioni finemente proporzionali alle meditazioni, per miracoli da seguire continuamente, tumultuosamente; tipo la felicità per una relazione autenticata, che sgorga dagli occhi e travolge le nudità.

    Si è in cammino, “facendo il verso” al poeta monumentale, come un minuscolo essere vivente abilissimo a conservare ciò che ha da consumare, addolorato da un vortice regressivo che pulsa in grembo, la messa in panico che aggrazia invitando a respirare saggiamente, a osservare il tizio che, per evitare il maltempo, se lo prende invece in pieno, mentre una musicante, leggiadra, si eleva fino alla cognizione atmosferica perfetta, procacciando le menti di profondi scopritori di sé; fino alla motivazione imprescindibile se si dà adito al corso del tempo, per cui è necessaria della solitudine serafica alla “lei” radicata, convinta che i rapporti carnali non si rimediano ogni volta fugacemente e in maniera esemplare, alla strenua del distensivo pudore.

    Dovendo ragionare talvolta in controtendenza, e ritrarre qualcosa di logico sul telo dell’aldilà, in possesso di quella libertà per infondere aforismi dedicabili a una carenza di propositivo impatto.

    Rimangono dunque fogli per trattare crolli di psiche, voli nell’aria avversa per principio, alla boccata d’ossigeno che incorpora chi si distacca dalla propria posa, chi si riordina per effetto della coscienza, nell’interpretazione della concretezza appesa al muro della memoria, magari dai propri nonni.

    Barbarah infatti assorbe, dal trafiggente buonsenso dei suoi cari, degl’intenti indefinibili per natura, mentre spiega come poter ascoltare il mutismo degli anni trapassati, al richiamo della quotidianità (quando non appesantiva come oggi), che incuriosisce solo quand’è possibile accarezzare le diversità di carattere, di espressione, di armonia, per stabilire il vissuto; con la commozione che abbaglia, a causa di volontà più che tangibili, tipo quella di lasciar sbocciare fiori che profumino di morte, scalfendo l’olfatto intrattenibile per esperienze significative, da custodire.

    Dei volatili fatti d’infamia e di lode, intanto sembrano capaci di lasciare in sospeso la poetessa, di renderla raggiungibile, lungo una via da illuminare attraversandola, anche scrivendo pensieri su pensieri come a piovere nuovamente; e perché no sfidando l’entusiasmo per sostare nella casa di Dio e scioglierne i particolari in compagnia di persone che ti aprono il cuore, desiderando oltremodo di tornare indietro per godere di un’innocente passività?

    Cambierei ogni preghiera disperata di me adulta
      con quelle preghierine di allora…”.

    La nostalgia rimanda alla cura spasmodica, che si reputa solo dopo elettrizzante, dei sogni di una fanciulla che dovevano assolutamente uscire fuori.

    Al buongusto da considerare istintivamente, senza badare alle conseguenze, per far sì che l’autunno risulti per sempre incantevole, quanto il nervo scoperto che non va masticato a dismisura, d’accusare al proliferare di una valenza impossibile da complessare e per giunta col cattivo appetito, accelerante gli eventi con in mezzo quella maledetta sensibilità da sviluppare.

    Per fare pulizia sulla morale che non ci potrà mai appartenere, pur costretti a tatuarcela per l’ossessivo ricordo di un tesoro da smitizzare per il bene di una creatività impellente, per la minuziosa unicità d’abbinare al presente.

                                                                                                                      Vincenzo Calò