mercoledì 21 giugno 2017

RECENSIONE: Time Deal



TITOLO: Time Deal
AUTORE: Leonardo Patrignani
EDITORE: DeAgostini
COLLANA: Le Gemme
PUBBLICAZIONE: 13 Giugno 2017
PAGINE: 475
PREZZO: €14.90
PREZZO EBOOK: €6.99


TRAMA

Hai promesso di amarla per sempre.
Ma quanto può durare l’eternità?

Il nuovo sorprendente romanzo distopico. Il mito classico dell’eterna giovinezza incontra il tema assolutamentecontemporaneo del limite morale del progresso scientifico. Un autore italiano di straordinario talento e di successo internazionale, in corso di pubblicazione in più di 20 Paesi.Julian ha diciassette anni e vive con la sorellina Sara nella periferia industriale di Aurora, una metropoli soffocata dall'inquinamento e devastata dalle malattie, in cui l'aspettativa di vita è scesa drasticamente negli ultimi anni. Fino all'arrivo del Time Deal, un farmaco in grado di arrestare l'invecchiamento cellulare. Nessuno ne conosce gli effetti collaterali, solo qualcuno immagina quali possano essere le conseguenze morali e sociali di questo farmaco. Ben presto, la città si spacca in due: da una parte chi insegue ciecamente il sogno della vita eterna, dall'altra chi invece si rifiuta di manipolare la propria esistenza e preferisce invecchiare secondo natura. Julian è tra questi ultimi. Ma la sua ragazza Aileen non ha avuto scelta: figlia di un noto avvocato, che finanzia da sempre la casa farmaceutica del Time Deal, è stata sottoposta al trattamento. Finché qualcosa va storto. Aileen inizia ad accusare disturbi della memoria, e poi sparisce nel nulla. Julian però è disposto a tutto pur di ritrovarla. E a far luce sugli effetti collaterali del Time Deal.

RECENSIONE

Carissimi lettori, incuriosita dalla trama mi sono fiondata su questa lettura e non me ne pento affatto, questo è poco ma sicuro.
Inizio dicendovi cos’è il “Time Deal”, un farmaco anzi, IL farmaco dell’eterna giovinezza, semplicemente una gran figata (mio nonno ne sarebbe entusiasta fidatevi!). Non confondiamo il farmaco dell’eterna giovinezza con l’immortalità, il farmaco blocca semplicemente la crescita delle persone.
Ciò che mi è piaciuto molto è stato l’obbligo imposto su questo farmaco, un po’ come le nostre attuali vaccinazioni (esempio poco calzante? Può essere ma rende l’idea…), il farmaco deve essere assunto da tutti! Ma, proprio come le nostre vaccinazioni non sono tutti d’accordo e ci sono persone che pretendono di conservare il loro sacrosanto diritto all’invecchiamento. Come tutti i farmaci, anche il Time Deal ha degli effetti collaterali, i quali però sono tenuti nascosti a tutti i pazienti. È così che tutti i pazienti dopo poco devono imbattersi in allucinazioni e vuoti di memoria, situazioni tutt’altro che piacevoli.
A questo punto, trascinata in un futuro prossimo, ovattata dal silenzio e trasportata dalla lettura mi sono chiesta: “ma se questo farmaco esistesse e io fossi a conoscenza di tutto, lo assumerei?”. Probabilmente sarei un po’ lo Julian della situazione, contro tutti a lottare per il mio diritto ad invecchiare, ma non ne sono poi così sicura.
Cosa dire? La storia è sicuramente molto avvincente, offre svariati punti di riflessione che ho personalmente apprezzato. La scrittura scorrevole aiuta a divorare le pagine e poi, il fatto che l’autore è italiano mi fa apprezzare il libro ancor di più. I personaggi ben descritti fanno amare al lettore la storia, facendolo immergere in una lettura che assume subito una forma particolarmente famigliare. Il finale poi è mozzafiato!
Concludo questa recensione con una domanda che mi è balenata nel corso della lettura e che mi ha fatta incuriosire moltissimo.
Ma perché questo farmaco o siero che dir si voglia, 
DEVE essere somministrato obbligatoriamente a tutti?

Eh, questo dovete scoprirlo voi.
Buona lettura
Baci
C.

martedì 20 giugno 2017

Parliamo della Maschera purificante L'Oreal

Eccomi di nuovo qui a parlarvi di una maschera di bellezza per il viso.
L'Oreal Paris ne ha create ben tre, per riuscire a soddisfare diversi bisogni e per adattarsi ai vari tipi di pelle. Io ho provato SOLO quella purificante (verde) per ora, ma conto di provare almeno anche quella nera.
Prima nota stonata? Il prezzo. Se ne consiglia la vendita al modico prezzo di 10€ (anche se tra sconti e cose simili si trova anche a meno), credo di averla pagata circa €6,50 (se non sbaglio).
Si presenta così

Carino il vasetto di vetro. Effettivamente non secca la pelle e comunque con un vasettino si dovrebbero fare circa 10 applicazioni, io ne ho fatte certamente meno e non 10 comunque...
Una volta stesa sul viso è piacevole, ma impiega un po' di più rispetto alle altre maschere all'argilla ad asciugarsi. 
Una volta tolta la maschera la pelle è effettivamente più liscia, ma con 2€ in erboristeria acquisto il sacchetto di argilla che mi dura 3 mesi ed ha un effetto nettamente superiore.
Nel complesso un buon prodotto, ma a parer mio il prezzo non è competitivo.

Se potete provatela e fatemi sapere.
Baci
C

lunedì 19 giugno 2017

Parliamo di... FITTEA

Chi mi segue dall'inizio ormai ne è a conoscenza, tutto ciò che è nuovo o chiacchierato IO LO PROVO! Sono poche le certezze della vita, ma questa è sicura. :)
Quindi Claudia, cosa hai provato per noi?
Ho provato delle tisane ed in vista dell'estate voglio lasciarvi i miei pareri,
parliamo di...
FITTEA

Se dovesse esserci qualcuno tra i miei amatissimi lettori che non conosce questo brand (anche se non credo), ecco chi sono e cosa fanno (è scritto sul sito):
"Fittea è il primo brand di tè per un TEA migliore e salutare. Offriamo una varietà di tè che combinano gusti e risultati magnifici. Il nostro Body Detox Tea contiene ingredienti selezionati che aiutano a bruciare grassi e supportano il metabolismo.
Il nostro tè migliorerà la tua pelle e ti farà sentire meglio grazie alle numerose vitamine ed agli antiossidanti che hanno effetto sulla tua salute ed il tuo benessere. Inoltre, aiuta a ridurre il gonfiore e la ritenzione idrica. [...]".






Ci tengo a specificare che gli ingredienti contenuti in tutti i loro tè sono NATURALI AL 100%, nota più che positiva, anche se tale caratteristica non è sicuramente difficile da riscontrare in altri prodotti trattandosi per l'appunto di tè.



IO HO PROVATO:

Body Detox Tea 28 giorni
"Inizia la tua Detox di 28 giorni con il nostro Body Detox Tea! Questo Té contiene ingredienti selezionati che aiutano a bruciare grassi e sostengono il tuo metabolismo. Vitamine ed antiossidanti aiutano un sano sistema immunitario ed aumentano il benessere. Inoltre, questo tè favorisce un aspetto brillante e radioso. Bere una tazza di té ogni mattina per iniziare la giornata con la giusta energia".


 Inner Beauty Tea

"L’Inner Beauty Tea è il nostro ingrediente per la bellezza naturale. Contiene gli elementi ottimali che assicurano una pelle sana e forniscono un colorito naturale."
Acai+ Tea
"L’Acai+ Tea non ha solo un sapore delizioso, ma rinforza anche il tuo sistema immunitario, caricandoti inoltre, della giusta energia durante il giorno."







Inner Balance Tea
"L’Inner Balance Tea aiuta a rilassarsi e contiene ingredienti selezionati per connettere corpo, mente ed anima. Ideale la sera prima di andare a dormire."








[Tranquille ho già fatto un nuovo ordine tutto diverso! ;) ]

LE DIFFERENZE TRA LE 4? 
Fatta ovvia eccezione per le proprietà che ne contraddistingue ogni una, il prezzo. Il Body Detox costa ben €20,90, che diciamocelo per una tisana non è poco anzi! Le restanti tre hanno lo stesso prezzo, ossia €10,90.

ARRIVIAMO ALLE RECENSIONI?

Body Detox Tea 28 giorni
Dicono che: bruci i grassi, renda più radiosa la pelle, sia energizzante ed idratante.
Ingredienti: Tè verde cinese, tarassaco, ginseng e tulsi.
Sicuramente è molto energizzante, pensate che per un bel periodo la mattina assumevo la tisana al posto del caffè, infatti questo particolare detox contiene la caffeina e se ne sconsiglia l'uso prima di andare a dormire (per ovvi motivi). 
Poi, la pelle radiosa io non l'ho vista, no direi proprio di no.
Ed ora il punto più importante (rullo di tamburi)...brucia grassi. Diciamo che io non ho bisogno di perdere peso, anzi forse sono un tantinino sottopeso, ma il mio peso NON è mutato. C'è da dire che non ho seguito nessuna dieta, quindi ovviamente non potevo aspettarmi nulla, ma è bene che voi lo sappiate, senza rinunce NON FA DIMAGRIRE. Ho notato però che aiuta molto a sgonfiare e ciò comporta una perdita di cm soprattutto sull'addome, quindi sono stata soddisfattissima.
Ora vi lascio una chicca: Io assumevo la tisana la mattina, poi lasciavo asciugare la tisana nel filtrino e la riutilizzato nel pomeriggio. Ovviamente non aveva il 100% delle proprietà, ma essendo composta da pezzi belli grossi mi sembrava proprio uno spreco buttarla (e poi per quel che cosa...) quindi facevo 2 in 1.
Il sapore? Dicevano tutti che fosse buonissima, onestamente? Non è un granché, non è male ma non posso dirvi che è buona!

Inner Beauty Tea
Dicono che: pelle radiosa, salute e benessere, energia.
Ingredienti: iperico, buccia di cinorrodo, cardamomo e fiori di alchemilla.
Questa tisana aveva assolutamente un sapore come anche un profumo più gustoso, ma io i grandi cambiamenti e miglioramenti, non li ho proprio riscontrati. Non ho notato neanche un apporto energetico, l'ho assunta come una qualsiasi tisana, tanto per bere, ma niente di più.

Acai+ Tea
Dicono che: favorisca salute e benessere, energia e idratazione.
Ingredienti: Tè verde cinese, bacche d'acai, cannella e buccia di mandarino.
Ecco, questa è stata l'unica tisana che ho bevuto una sola volta. Il sapore non mi è piaciuto affatto e diciamocelo i benefici, l'unica volta che l'ho assunta non li ho riscontrati.

Inner Balance Tea
Dicono che: favorisca il relax, non ha caffeina, salute e benessere.
Ingredienti: fiori di melissa, fiori di calendula,radici di valeriana e finocchio.
Mi è piaciuta moltissimo perché effettivamente aiuta a rilassarsi. L'ho usata come fosse la camomilla, solo più efficace. Non ci credevo, ma quando ho avuto difficoltà a prendere sonno mi ha aiutata molto quindi ve la consiglio.

COSA NON MI è PIACIUTO PER NIENTE?
Tantissima pubblicità, tutti ne parlano ecc ecc, e NESSUNO che mi dica come devo assumerla. Quanta tisana devo metterci in una tazza? Se il detox deve durarmi 28 giorni, deve esserci una dose giornaliera da assumere no? Non si sa, o meglio non ce lo dice nessuno. Ho cercato in lungo e in largo ma tutto tace! Io ho utilizzato circa 1 cucchiaino e mezzo / 2 cucchiaini da tè per ogni tazza. Avrò fatto bene? Avrò fatto male? E chi lo sa, so solo che giorno in più, giorno in meno, mi è durata 28 giorni. :)

Vi saluto 
Se l'avete provate o lo farete fatemi sapere
Baci
C

venerdì 16 giugno 2017

GIVEAWAY: terminerà il 30 giugno


TRAMA

Trovare l'uomo dei sogni è un lavoro complicato, ma Alice Brown sa come si fa, perché conosce bene le regole dell'attrazione. Alice lavora come organizzatrice d'incontri per l'agenzia Tavolo per Due, e quello che le riesce meglio è aiutare le persone a scovare l'anima gemella. Nessuno sa, però, che lei è single e che con gli uomini è un vero disastro. Di certo il suo capo, Audrey, non le rende più semplice la vita. Detesta i cardigan sformati che Alice indossa, e odia la sua aria da sognatrice: Audrey è una donna di successo, e ha accanto uno splendido e giovane marito, John. Ma non è tutto oro quello che luccica... E poi ci sono le clienti della Tavolo per Due. Ad esempio, Kate: mancano 569 giorni al suo trentacinquesimo compleanno, e lei si sente già vecchia, sola e disperata. Ma chi può essere all'altezza delle sue bizzarre richieste? Chi può soddisfare una donna che disdegnerebbe persino George Clooney e Johnny Depp? Lou, invece, la migliore amica di Kate, non si rivolgerebbe mai e poi mai a un'agenzia: sicura di sé, aggressiva e sfrontata, usa la seduzione come un'arma e considera gli uomini dei semplici accessori. Alice, Audrey, Lou e Kate: sono davvero così diverse come sembrano? Oppure tutte, in fin dei conti, continuano a sognare che il vero principe azzurro bussi alla porta?



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giovedì 15 giugno 2017

Il concetto di "creazione"

Il concetto di "creazione" accompagna l'umanità da sempre.
L'uomo ambisce continuamente, in ogni momento della storia e della vita, a creare qualcosa, di astratto o concreto, di aleatorio o radicato, di animato o meno.
L'ambizione più grande, e sempre meno utopistica, è la creazione della vita. Ovviamente non ci riferiamo al "dare la luce ad una nuova vita", la pratica più antica di sempre ed esclusiva delle sole donne. L'ambizione di cui parliamo è rappresentata dalla creazione di una vita artificiale cosciente di se stessa.

La letteratura di scienza e fantascienza ha snocciolato innumerevoli opere, ciò nonostante l'argomento, seppur trattato sotto ogni aspetto, ad oggi non sembra ancora del tutto sviscerato. Per questo motivo l'uomo continua a perseverare come un moderno Dr. Frankenstein, nella continua sperimentazione e nella ricerca, sperando di giungere alla forma definitiva di un essere vivente con intelligenza artificiale autonoma, la cui primaria caratteristica sarebbe quindi il libero arbitrio.

Un'intelligenza artificiale, cosi come immaginata da autori cinematografici quali Kubrick, Spielberg, Cronenberg, Scott, Cameron (la lista è lunga...) ispirati da maestri del Cinema moderno come l'austriaco Fritz Lang, è apparsa sempre in una moltitudine di forme. Automi robotici, congegni elettronici umanoidi, mega computer giganti, etc etc
Le premesse alla base delle diverse rappresentazioni letterarie e cinematografiche sono sempre le stesse.
Nel cinema di Kubrick, "2001: odissea nello spazio" c'é un computer, padre della domotica attuale, che prende decisioni sulle vite di altri esseri viventi. Con Scott e Cameron, rispettivamente "Alien" e "Terminator", vediamo la più suggestiva e utilizzata delle I.A., cioè androidi dalle sembianze umane creati per fare il lavoro degli uomini.
Nelle trasposizioni sul piccolo schermo, prodotti come Humans e Person of interest, indagano le medesime tematiche, con apporti interessanti per ciò che riguarda le implicazioni sociali e politiche della condizione tra essere umano ed essere artificiale.

Tra gli aspetti affrontati in ogni opera quello più affascinante è certamente il rapporto tra umano e artificio. Oltre infatti al conoscere i limiti di un'intelligenza artificiale, le sue capacità e il suo funzionamento, è di sicuro l'influenza che l'uomo ha su di essa ad attrarre interesse, nonchè le inevitabili conseguenze, ovviamente.
All'interno di questa tematica l'aspetto più potente è la conclusione del processo evolutivo. Un'intelligenza artificiale in quanto tale è di fatto una nuova specie, in cui la componente umana cresce sempre più, a causa delle influenze esterne (che una coscienza assorbe, anche se artificiale) conducendola ad assumere consapevolezze positive ma anche negative. Tutto questo porta inevitabilmente al confronto, tra se e le altre specie,  alla brama di superiorità, ad elevarsi al di sopra degli altri per paura di soccombere, con la convinzione di essere la predominante. La conclusione del processo evolutivo è costituito sempre dalla fine della specie meno evoluta. 
Questo è il risultato della coesistenza sociale di una specie che crea un'altra specie, donandole la possibilità di scelta. Il libero arbitrio.
Il Cinema contemporaneo ha ritratto in maniera molto più che esaustiva queste distopíe. Con "Matrix" assistiamo proprio all'insorgere della specie artificiale sull'uomo, ridotto a fare letteralmente da sostentamento organico. L'uomo fautore della sue stessa rovina.

Se queste visioni fantascientifiche diverranno in qualche modo realtà, ricordiamoci che la nostra rovina sarà stata l'illusione del controllo. 
Giulio

SEGNALAZIONE: Ricordare per stendere un ponte verso il nuovo

Ricordare per stendere un ponte verso il nuovo
L’esordio letterario di Ilva Sartini con un romanzo sulla Seconda guerra mondiale e sui trattamenti disumani applicati nel San Benedetto, il manicomio di Pesaro



È uscito per Affinità Elettive Edizioni Al posto del dolore, il romanzo d’esordio di Ilva Sartini, ex dirigente di un’importante associazione di categoria, che con questo libro racconta il dolore e la miseria degli anni della Seconda guerra mondiale a Pennabilli e dintorni, terra in cui l’autrice ha trascorso l’infanzia e la giovinezza.

Nel romanzo si intrecciano le vicende di due donne appartenenti a due epoche diverse. La prima è Angela, una giovanissima contadina nata negli anni ’30 del secolo scorso che, dopo essere stata colpita in piena testa da una mucca, viene ricoverata in un’orribile stanza del San Benedetto, l’Ospedale Psichiatrico di Pesaro.
E poi Elisabetta, laureata a pieni voti in urbanistica in una prestigiosa università che, come tanti giovani italiani di oggi, alla soglia dei trent’anni è ancora in cerca di una sua stabilità. Frequenta master e corsi di specializzazione, fa stage e partecipa a concorsi, nella speranza di un contratto che si possa definire serio. Così, quando ormai valuta persino di trasferirsi all’estero, trova casualmente nel sito del Comune una novità che la stimola molto: un concorso d’idee per riqualificare la struttura pericolante del manicomio. Non può sapere che si tratta dello stesso luogo in cui fu ricoverata Angela oltre mezzo secolo prima.

È proprio una foto ingiallita, scovata per caso in un’enorme pila di cartelle mediche umide e polverose, abbandonate in una stanza del San Benedetto, a sconvolgere emotivamente Elisabetta, spingendola ad andare oltre il suo interesse professionale per il recupero della struttura. È la storia di Angela, protagonista dello scatto, morta prematuramente e in qualche modo legata alle vicende della sua famiglia. Che fine hanno fatto i documenti di questa giovane donna? Sono stati occultati di proposito? Qual era la sua reale malattia mentale? E soprattutto, si tratta di una malattia ereditaria?

A queste e altre domande dovrà rispondere Elisabetta, immergendosi in storie di guerra e fame del mondo contadino, di bombardamenti e di cadaveri abbandonati senza una degna sepoltura. Storie dell’occupazione dei tedeschi, della loro irruzione nella vita delle famiglie italiane, di superstizioni, soprusi fascisti e donne abbandonate. Ma anche di donne violentate nell’indifferenza del vicinato e della Chiesa, che anzi provvedevano a condannarle e ad allontanarle perché colpevoli di avere l’onore macchiato. Rinchiuse proprio in quei manicomi dove terapie mediche dolorose e spesso errate venivano somministrate con troppa facilità. Luoghi dai quali i pazienti, o supposti tali, a volte, uscivano privi di vita.

Al posto del dolore è un libro coinvolgente destinato a lettori di tutte le età, perché la storia incrociata di Elisabetta e Angela propone una riflessione senza tempo: non dimenticare per non ricadere negli errori. Ricordare per stendere un ponte verso il nuovo.

Ilva Sartini vive a Pesaro. Per anni funzionaria e dirigente di associazione di categoria, nel suo percorso di lavoro si è occupata anche di orientamento e formazione professionale. Della sua formazione in Filosofia e Psicologia ha conservato la curiosità per il funzionamento della mente e il male dell’anima. Grazie a un’esperienza di amministratrice al fianco di grandi urbanisti, ha maturato un amore per la pianificazione e riqualificazione urbana tesi alla qualità.

martedì 13 giugno 2017

RECENSIONE: L'amore è per noi



TITOLO: L'amore è per noi

AUTORE: Francesca D'Isidoro

EDITORE: Edizioni IlViandante

PUBBLICAZIONE: Novembre 2016

PAGINE: 149

PREZZO: €12,50









SINOSSI

Alessio è un ragazzo sulla trentina, bello, ricco e di successo. Ma ha commesso un grande errore: si è lasciato sfuggire la donna della sua vita, Vittoria, per sposarne una che non ama, anzi disprezza. D'allora, non c'è stato giorno in cui non si sia pentito della sua scelta. Vittoria, nel frattempo, si è rifatta una vita altrove ed è felice con un altro uomo. Il destino però, si sa, alle volte ti concede un'altra occasione. Tra esilaranti battibecchi, fortuite coincidenze, amici stravaganti che non vedono l'ora d'intromettersi e altre rocambolesche avventure, Alessio tenterà di riconquistare il cuore dell'unica donna che abbia mai amato. Perché un uomo, quando è innamorato, sa essere più tenace di cento donne messe insieme...


RECENSIONE

UDITE UDITE GENTE, ABBIAMO UN LIBRO CAPACE DI DISTINGUERSI!
Prima di tutto devo ringraziare l'autrice (che è stata paziente e disponibile), grazie Francesca, abruzzese come me, che mi ha donato una copia del suo magnifico libro.
Ho letto e continuo a leggere libri dove il tutto gira intorno alla protagonista femminile, poi nei rari casi dove il protagonista unico era maschile, i libri erano sempre carenti e poco soddisfacenti, ma Alessio è diverso!
Francesca ha palleggiato con la storia di Alessio, è riuscita in maniera (apparentemente) facilissima a farci tifare per lui. Ora però riflettiamo un secondino? Chi è Alessio e perchè tifiamo per lui? Ecco, il bello è proprio questo, Alessio è fondamentalmente un grandissimo stronzo! Nonostante ciò però, nonostante nel corso della lettura io fossi consapevole del fatto che lui fosse un vero stronzo e che in realtà, parliamoci chiaro Vittoria dovrebbe meritare di più, chiunque (amica) le direbbe di lasciar perdere Alessio. Non tutte le amiche sono uguali però, esistono quelle amiche che hanno l'occhio lungo e Vittoria ne ha una, Claudia.
Avete capito come si chiama? Si chiama come me e onestamente secondo me non è un caso!
Oltre alla trama, tremendamente avvincente, la scrittura scorrevole vi farà divorare il libro.
Non ho trovato errori di battitura, l'unica "pecca" è che questo libro finisce subito!
Ora vi faccio una confessione, ho lasciato la mia lettura per due giorni, per due giorni non sono riuscita ad andare avanti, il perchè ve lo dico subito, circa metà libro Alessio e sua moglie assieme a Vittoria e il suo fidanzato, vanno a trascorrere un weekend a Rigopiano nel "Gran Sasso spa". Quell'albergo stupendo era a circa 40 minuti da casa mia, era stupendo e leggere le parole dell'autrice mi ha fatto piangere il cuore. Fatta eccezione per questa mia personale parentesi vi consiglio assolutamente la lettura di "L'amore è per noi".
Una lettura leggera, che suscita continua curiosità nel lettore e molto molto molto simpatico.
Vi auguro una splendida lettura.
Baci
C.

RECENSIONE: Ridente Lucciola



TITOLO: Ridente Lucciola

AUTORE: Francesco Borgia

EDITORE: Andrea Pacilli Editore

COLLANA: Poeticamente abita. Le foglie

PUBBLICATO: 01/03/2014

PAGINE: 89

PREZZO: €10,00








RECENSIONE

Sicuramente recensire realmente nel vero senso della parola un libro di poesie è impossibile, quindi mi limiterò a darvi qualche opinione generale e a spiegarvi la struttura del libro.
Nel libro sono racchiuse svariate liriche, principalmente molto brevi e per l'esattezza se ne contano 66. Probabilmente per una questione armonica, l'autore ha preferito inserire al posto del titolo i numeri romani in progressione. Mio personalissimo pensiero è quello secondo cui l'autore ha voluto, senza inserire titoli, creare un filo conduttore che unisse in progressione le varie liriche.
Il tema centrale e indiscusso del libro è l'amore. Nel corso delle poesie infatti vengono fusi due amori, quello per la donna amata e l'amore per la natura.
Detto questo aggiungerei solo la poesia che mi ha trasmesso di più, quella che definirei la mia preferita.

XI
"Pensarti
come quel turbinare
d'improvvisa dolcezza
che porta scompiglio
tra le nuvole"

Vi auguro una buona lettura
Baci
C.

venerdì 9 giugno 2017

RECENSIONE: Love Take-Away



TITOLO: Love Take-Away

Autrice: Gaby Hope

Prezzo: 2,99€

Pagine Amazon: 198

POTETE ACQUISTARLO: Qui

TRAMA


Risate contagiose di amicizie inattese, la voglia di abbandonarsi alla vita e alle gioie che quest'ultima ne riserva, tra amori apparentemente irraggiungibili, e feste contagiose, sotto un cielo Londinese grigio e allo stesso tempo splendente, caratterizzato da colori autunnali, ecco che l'inimitabile, sorridente, sognatrice e confusionaria Sophie Fiore vi farà perdere per un attimo la cognizione del tempo, ricordandovi che anche quando tutto sembra perso, alla fine sono le emozioni a ricoprire il ruolo fondamentale di una esistenza appagante.
Bene, passo allora al mio parere personale su questo lavoro.
Strutturo la recensione dividendo i difetti, di cui parlerò subito, dai pregi, che invece vi lascerò per la fine.

RECENSIONE

Devo ammettere che ho trovato questo libro molto travolgente, è stato infatti capace di farmi immergere nella lettura (nonostante il tanto odiato formato ebook). Posso affermare tranquillamente che questo libro offre una piacevole compagnia, divertente e spensierata. Una lettura che non necessita di particolari attenzioni, leggera e affatto impegnativa, la definirei infatti fresca e primaverile.
Molto simpatica la protagonista Sarah, una persona semplice e un po' maldestra, che mi ha rimandata immediatamente ad affibbiarle un personaggio molto simile alla mia adorata Bridget Jones.
Belli i personaggi che contornano la protagonista, ho trovato forse un po' esasperati quei caratteri così affabili, diciamo che ho trovato questa cornice dei personaggi troppo perfetta. Diciamocelo, tutti hanno dei difetti!
Nel corso della lettura mi sono imbattuta in vari errori di battitura purtroppo, ma capisco che ciò sia normale.
L'ambientazione viene descritta con grande maestria, l'autrice è infatti capace di farti guardare realmente Londra con le sue parole e la sua scrittura.
Ultima nota stonata, se proprio devo esser pignola, sono stati alcuni passaggi, ho trovato dei tratti dati per scontati in maniera eccessiva che hanno comportato inevitabilmente dei buchi nella trama. L'età della protagonista poi, non coincide molto con alcuni suoi comportamenti (ma potrebbe semplicemente essere una persona immatura).

Una lettura carina che vi consiglio per sorridere un po'.
Vi abbraccio
C.

giovedì 1 giugno 2017

RECENSIONE: Maria José e Lady Diana


TITOLO: Maria José e Lady Diana
AUTORE: Rosa Santoro
GENERE: Narrativa
PAGINE: 130
PREZZO: 12,00
POTETE ACQUISTARLO: Qui


SINOSSI

Quando nello specchio l’immagine che si riflette non somiglia alla tua, ma a un’altra, lo spazio e il tempo si annullano.
“Maria José e Lady Diana” è un romanzo di Rosa Santoro composto in maniera originale come se le due donne fossero legate da un unico destino. Una storia appassionante per vivere un’illusione di ritratti indefinibili dove un volto diventa l’altro in un gioco di luci e ombre, entità che appaiano e si dileguano come in un sogno.

RECENSIONE

Non sono solita leggere questo genere che è definibile storico, ma posso assicurarvi che la lettura di questo libro non mi è pesata, anzi mi ha suscitato svariate curiosità su questi due personaggi.
Il libro è ben strutturato e non appare mai noioso. I dialoghi sono tutti molto scorrevoli ed aiutano nel comprendere la trama che, seppur molto avvincente, risulta talvolta di difficile comprensione in alcuni passaggi, ma non temete il tutto è spiegato successivamente e anche se talvolta ho riletto qualche passaggio perchè non risultava chiaro, ho successivamente compreso tutto snocciolando la storia passo dopo passo.
È una lettura piacevole e leggera che vi consiglio assolutamente.

Baci
Claudia

giovedì 18 maggio 2017

SEGNALAZIONE: Francesca


SINOSSI

Francesca da Polenta è una donna fuori dal comune. Lettrice appassionata, dotata di forte intuito anche per argomenti solitamente maschili, fin da giovanissima viene citata dai menestrelli di corte come una delle fanciulle più belle della penisola. Per suo padre Guido, è l'unica donna che valga quanto un uomo, l'unica in grado di tener testa ai suoi discorsi, l'unica il cui destino gli stia a cuore. Ma un uomo di potere sa che il bene del casato vale più dei propri sentimenti. Per questo, quando Giovanni Malatesta gli chiede la sua mano, Guido non riesce a negargliela.
È così che, a sedici anni, Francesca da Polenta cede il posto a Francesca da Rimini. Mai avrebbe pensato a un matrimonio senza amore, con un uomo brutto e privo di cultura, ma, contrariamente alle aspettative del padre, accetta la decisione senza ribellarsi. Una vita lontana dal mondo cavalleresco che ama, questo è ciò che si aspetta da quell'unione. Fino al giorno in cui conosce Paolo, il fratello di suo marito. Paolo non solo è affascinante, ma è curioso, colto, pieno di premure e di considerazione per le sue idee. È l'uomo che avrebbe voluto accanto. È l'uomo che amerà, per tutta la vita. E a causa del quale perderà quella stessa vita.
La storia di Paolo e Francesca, relegati nell'Inferno dantesco tra i lussuriosi, ha riempito la bocca degli innamorati nel corso dei secoli. Ma delle due persone nascoste dietro alla fama immortale, si è sempre saputo poco. Manuela Raffa ricostruisce la vita di una donna, le sue passioni, le sue ambizioni, le sue inclinazioni, fino all'ultimo tragico evento; e la trasforma da simbolo dell'amore eterno e peccaminoso a donna in carne e ossa.

Chi è Manuela Raffa?

È nata a Milano nel 1979, dove vive. Si è laureata in scienze dell'educazione e al momento lavora presso...

SEGNALAZIONE: 7Giorni



Disponibile da Gennaio 2017
Due amici a un bivio
alla ricerca dell’età adulta
nella Milano da bere ma non troppo
7 GIORNI
di Pablo Cerini
Con il debutto del nuovo anno arriva l’esordio letterario di Pablo Cerini, scrittore varesino che ha incuriosito il pubblico locale per i suoi vividi ritratti del mondo contemporaneo.
7 giorni ci offre come protagonisti P. e F. anti-eroi schiacciati dal vuoto esistenziale nel senso più profondo della parola, ben diverso dalla semplice noia post adolescenziale.
Le difficili esperienze lavorative vissute nel mondo dei venditori, alle prese con una realtà corporate fatta spesso più di facciate che di competenze, ha inaridito il cuore di P., portandolo a sacrificare tutto, anche la sua amicizia più cara, nell’azzardo di provare a dare ancora un vero significato alla propria vita.
Ecco quindi che grazie all’alleanza con una sua cliente, L., P. può salvare la sua esistenza dal nulla per ritrovare una dimensione affettiva reale dove può riapparire un sorriso finora soffocato in nottate fatte di alcol e auto distruzione.
Ma non tutto è semplice per P., perché il prezzo da pagare per la felicità è alto: c’è D., un malvivente di mezza tacca, con cui F. ha contratto un debito di gioco. D. aleggia come una presenza minacciosa che P. potrà scacciare dalla propria vita solo abbandonando l’amico al suo destino.
Nella sua alternanza in stile Irvine Welsh di cinismo e sottile umorismo, 7 giorni offre così ai lettori un colpo di scena indimenticabile, che riesce a trasformare in un messaggio di speranza la freddezza di una vita avida e superficiale.


L’AUTORE
Pablo Cerini ha studiato pianoforte e lavora come sviluppatore software in un’azienda informatica. È sposato, ringraziando Dio ha due figli, e ha scritto finora quattro romanzi. Le sue storie vedono come protagonisti giovani ragazzi in cerca del senso della vita e sono spesso ambientate nella Milano contemporanea.



giovedì 20 aprile 2017

RECENSIONE: Caro tu. Lettere segrete mai spedite



TITOLO: Caro tu. Lettere segrete mai spedite

AUTORE: Emily Trunko

EDITORE: De Agostini

COLLANA: Il grillo parlante

PUBBLICATO: 04/04/2017

PAGINE: 224

PREZZO: €14,90








TRAMA

Avete mai scritto una lettera che non avete avuto il coraggio di spedire, per vergogna, per rabbia, per rassegnazione oppure semplicemente perché sentivate che non era il momento giusto per farlo? Non siete gli unici! Una ragazza americana di nome Emily Trunko ha deciso di dare ascolto ai messaggi rimasti senza voce, e ha aperto un Tumblr: un sito che nel giro di pochi mesi ha acquistato un'incredibile popolarità (dearmyblank. tumblr.com). "Caro tu" è la raccolta dei messaggi più belli e intensi che molte persone hanno postato sul sito di Emily; una galleria di lettere romantiche, arrabbiate, strappalacrime, divertenti, struggenti, con una caratteristica comune: tutte hanno un destinatario che non le ha mai ricevute. Il risultato è un sorprendente arcobaleno di emozioni, un'antologia di sentimenti che arrivano dritti al cuore di chi legge.

RECENSIONE

Devo confessarvi che ho ricevuto questo libro dalla Casa Editrice (che ringrazio di vero cuore) un giorno prima della pubblicazione, ed ho terminato lo stesso giorno la mia lettura. Poi per problematiche private posso parlarvene solo ora e mi scuso per questo.
Non posso sicuramente dirvi che è un libro impegnativo, ma posso assicurarvi che è un libro bellissimo.
Diciamo che chiunque si rispecchia in questo libro, impossibile non ritrovare similitudini con la nostra vita e poi ora chiedo io a voi: “avete mai scritto una lettera o messaggio a qualcuno e poi non l’avete inviata?”, io sì, più di una volta. Bene diciamo che Emily, una ragazza di sedici anni ha deciso di aprire uno spazio su Tumblr chiamato "Dear My Blank”, un po’ per gioco, un po’ per scherzo, ha preso subito piede ed è stata inondata di email e messaggi mai inviati al destinatario.
La prima lettera che ci viene sottoposta è rimasta per me la più bella dell’intero volume, è insuperabile e piacerà anche voi ne sono certa. È la lettera scritta da una studentessa al suo professore, una lettera sentita e appassionata, una lettera d’amore e ammirazione, che mi ha lasciata interdetta (in senso positivo ovviamente).
Ho letto lettere lunghe, corte, frasi brevi e quelle che io ho definito vere e proprie poesie, poi pensieri su altri o su se stessi, riflessioni e insomma di tutto, ma ciò che in realtà mi ha sorpresa è stato leggere le risposte. Sì, perché alcuni fortunati sono stati letti del destinatario della lettera, quello vero, che capendo che la lettera era destinata a lui/lei ed ha deciso di rispondere.
Sono morta dalle risate soprattutto con una lettera, che in realtà è più un elenco. Già, una ragazza ha deciso di scrivere un elenco di cose che un’amica non dovrebbe fare, il destinatario della lettera era la sua migliore amica. Vi spiego un po’, praticamente l’amica a cui era destinata la lettera ha cercato spudoratamente di rubare il ragazzo della sua amica, poi diventato ex proprio per colpa sua. Lei l’elenco lo ha scritto, purtroppo è arrivata tardi ed ha perso il suo fidanzato e la sua migliore amica. Megan la tua amica era sicuramente meglio perderla che trovarla e per quel che serve troverai un ragazzo sicuramente migliore del precedente.
La lettera che mi ha fatto più riflettere? Era rivolta ad H ed era stata scritta da T, parlava di un secondo amore, perché il secondo amore è più doloroso del primo e nessuno se ne rende conto. Nonostante sia passato diverso tempo vi dico anche la pagina 30. ;)
Poi un bellissimo confronto mi ha spiazzata, ho letto di E che si è aperto ed ha scritto la sua lettera ad A, e come vi avevo precedentemente annunciato, ciò che poteva succedere è successo, nella pagina dopo la risposta di Emily ad Aeron, vi dico solo che ad un’algida come me son venuti gli occhi a cuoricino. Ho detto tutto!
Potrei andare avanti all'infinito, perché in realtà il libro l’ho letto in circa un’ora e mezza, ma mi è rimasto nel cuore. Ho adorato l’idea di Emily, ho adorato il fatto di aver dato uno spazio a tutte quelle persone che anche se in forma anonima hanno trovato il coraggio di buttarsi e scrivere, inviare le loro lettere e farle leggere a noi piccoli lettori del blog e del libro.
Grazie Emily per quello che hai fatto.
Consiglio questo libro a tutti! Mamme, regalatene una copia ai vostri figli adolescenti o adulti che siano… Nonne, leggetene qualche pagina per voi e per i vostri nipoti… Papà, la storia della buonanotte può anche essere una lettera anonima… Lettore, questo libro non ti racconterà una storia ma la vita, leggilo perché non sarà un classico, non sarà una storia d’amore né un thriller, ma sarà uno dei libri più belli che tu abbia mai letto!

Buona lettura
Baci
C.

Vincenzo Calò ci parla di Valerio Pedini

Valerio Pedini…

Valerio Pedini nasce il 16 giugno del 1995 ad Abbiategrasso in provincia di Milano.

Esattamente 18 anni dopo, Valerio, divenuto Gaio, senza onorificenze, decide di patrocinare il suo primo evento culturale, “Artiamo” , una mostra d’arte unita alla poesia e alla musica.

Nell’intermezzo ha iniziato a recitare, preferendo l’espressività del teatro di ricerca rispetto al metodismo popolare che comunque gli è utile per i suoi lavori sul movimento; a scrivere, pubblicando  in collaborazione col circolo narrativo AVAS Gaggiano, per le antologie “Tornate a casa se potete”, “Rigagnoli di consapevolezza”, “Ma tu da dove vieni?” (quest’ultima in collaborazione con Mambre).

Nell’ottobre del 2013 inizia il progetto “Non uno di meno Lampedusa”, insieme alla poetesse Agnese Coppola, Rossana Bacchella, Savina Speranza e alla narratrice Aurelia Mutti, con lo scopo di dare una voce poetica e artistica alla tragedia di Lampedusa (si sta preparando inoltre un’antologia).

A dicembre conosce Teresa Petrarca, in arte Teresa TP Plath, con cui inizia diversi progetti poetici: “La formica e la cicala”, “Essence”, “Pan in blues e in jazz”.

Ha contribuito a un progetto artistico diretto da Agnese Coppola, che tratta del doppio nell’arte, facendo studi teorici sulla poesia intesa come caos.

Inoltre ha lavorato per un libro di filosofia, che tratta della mediazione della paura di massa, e per una silloge poetica (“L’Impero dei non luoghi-luoghi comuni”).

Nel maggio del 2014 è uscita la sua prima raccolta poetica, con IrdaEdizioni: “Cavolo, non è haiku”, ed è stato inserito nell’antologia poetica Fondamenta Instabili (deComporre Edizioni) e successivamente sempre con deComporre Edizioni nelle antologie poetiche Forme Liquide, Scenari Ignoti, Glocalizzati, Ad limina mentis e, per la narrativa, Postmoderno Immaginario.

Suoi testi poetici e critici sono apparsi nel blog L’ombra delle parole curato da Giorgio Linguaglossa e nel blog di Francesco Filipponi, di cui è stato co-amministratore.

Suoi appunti critici sono comparsi inoltre su l’Osservatorio Letterario e su la rivista indipendente Antisociale (di cui è co-amministratore critico), sue poesie sono apparse sulla rivista nazionale Avanguardia e sulla rivista indipendente Rapsodia.

E’ comparso nell’antologia curata da Ambra SimeoneScrivere un punto interrogativo”.

Ha pubblicato la silloge Litanie, con prefazione di Ambra Simeone.

Allora Valerio, c’è qualcosa di strano nell’aria?
Considero la questione interessante solo da un punto di vista meramente relativo. Se non fossi uno studioso di sociologia, e un sintetizzatore storico, mi allarmerei e ti direi che non solo c’è qualcosa di strano nell’aria, ma che quel qualcosa di strano provoca un terribile afrore. Credo che i rimandi più doverosi siano da fare in questo a un crollo della società solidamente intesa, e a un crollo dell’idea del simbolo. Più o meno, come per la rappresentazione pop, il simbolo ripetuto ad nauseam rischia di dissolversi, per poi probabilmente costruirne un altro. Ricorda un po’ il passaggio tra Amon e Athon, insomma, è una transizione importante, probabilmente doverosa. Posso semplicemente ipotizzare, ma dire con fermezza quel che accadrà no. L’unica cosa certa è che, come al solito, ci sarà un bel pianto e tutto sarà come se non fosse mai successo.

Vai sempre dritto per le tue mete? 
Dritto, sbilenco, in diagonale, a balzi: qualche volta ci si ferma per pensare e poi ancora avanti. Sicuramente il termine “dritto” mal si addice a un artista e a uno studioso, anche a un uomo in generale, in quanto essere vulnerabile e volubile. Posso semplicemente dire però con fermezza, che, per creare un mio pensiero, mi sono sacrificato e ho perso spesso di credibilità, oltre ad aver perso molti cari. Un comune mortale mi direbbe che sono un coglione (lo penso anch’io), ma la mia maschera attorale mi dice che ho fatto bene eccome, perché almeno nel mio settore sto migliorando e sto raggiungendo piccoli obiettivi, che, fossilizzandomi in idee provvisorie, mai avrei agguantato. Quindi per i cliché io vado dritto verso i miei obiettivi, che sono in definitiva solo uno: la mia filosofia di vita.

E’ da stranieri incontrarti lungo un percorso?
Stranieri ai più, conosciuti ai meno. Apprezzo le minoranze. Poiché io sono una minoranza. Anche se in definitiva ti direi con una frase pirandelliana: “così siam tutti!”. Quindi autoironicamente più che da stranieri è da persone che hanno tanta pazienza, ah ah ah.

Si possono considerare certe avventure banali? Se sì allora quali sono?
A posteriori l’avventura più incredibile della vita può essere banalissima se in futuro se ne proietta un’altra. Ma sta di fatto che ogni avventura che possa in futuro risultare banale è un tassello che incide moltissimo quella grande struttura che è la nostra personalità, che per la gente era l’unica ma ch’è sempre molteplice: non esiste una soluzione unica, così come non esiste una personalità. Faccio un esempio: io da attore che sono ho sviluppato nel corso degli anni una passione incredibile per le maschere, e la personalità è nient’altro che una maschera in formato gigante che racchiude dentro sé, come la famosa bambola della fecondità, un insieme di maschere: da quella apatica, a quella comica, da quella dotta, a quella ignorante. Non esiste una personalità unica in noi, poiché è la somma delle avventure, ergo delle maschere che abbiamo indossato e che indosseremo. Ed è da maniacali ipocriti pensare che la faccia di Valerio non possa diventare un giorno la faccia dell’albero Eucalipto (tanto per sparare una troiata…!). Spesso parlo di cose che mi hanno deluso, ma mi hanno reso quello che sono, o meglio, quello che dico d’essere.

E’ possibile aggredire con le parole di un messaggio pubblico?
Beh, il messaggio pubblico è già di per sé un’aggressione. Ora dobbiamo capire solo che tipo di aggressione sia. C’è l’aggressione manipolante, ovvero quella rozzamente chiamata dai critici “democratica” (termine pomposo che potrebbe designare qualsiasi cosa), oppure l’aggressione che serve ad allontanare, a respingere. Io ho sempre preferito la seconda: ha una dimensione più profetica e più aggressiva. La prima è l’aggressione totale, ovvero la manipolazione delle menti. E’ un po’, senza offesa, quello che fanno i politici e i giornalisti. Gli attori, i poeti, gli scrittori tradizionalmente o respingono o manipolano: ci sono quelli più discreti che scrivono e basta, per loro. Alla fine tutto è utile, anche ciò che mi dà disgusto. Un esempio spiccio: se George W Bush non fosse stato presidente degli Stati Uniti, Carlos Fuentes non sarebbe diventato noto pigliandolo per il culo.

Denunciare vuol dire sconvolgere cosa di preciso?
Quel “preciso” mi suona come una minaccia. Ognuno denuncia quel cazzo che vuole. Non c’è una denuncia precisa, ci sono molteplici inclinazioni che si palesano denunce. Per me, però, che faccio arte di denuncia mi indirizzo in svariate direzioni, in una dimensione sociologica, antropologica, a volte anche religiosa con l’obiettivo, da sintetizzatore, di indicare un percorso. A volte leggendomi vedo una svariata connotazione profetica, a volte invece preferisco utilizzare la tragicommedia. La cosa certa però per me è che, con il crollo di quelle certezze che vi erano prima, il ritorno preponderante di una Tragedia possa esserci. Il novecento, con l’inclinazione nichilista del super uomo ha reso tutto Dramma, è caduta una punizione che non fosse prettamente umana, ma divina: la tragedia non ha ragione, ha solo azione. Nell’inclinazione futura credo e spero che, come cerco di definire io con i miei appunti critici e la mia opera teorica l’antiuomo, con il crollo dell’individuo si crei una punizione drammaturgica quasi divina. L’Africa avrà uno sviluppo incredibile, secondo me, per tutto questo. E l’avrà anche l’Occidente. Solo che credo che nella dimensione consumistica la punizione sarcasticamente sarà una punizione fantoccio.


Conosci meglio le gioie o i dolori della tua vita?
I dolori (ma spesso le gioie). Poiché dolore e gioia, la logica non lo dice, ma sono la stessa cosa, o meglio, sono marito e moglie.


Per quale punto di vista la quotidianità non si lascia raccontare?
Confesso che, a mio avviso, questa è la più bella domanda che mi si potesse fare! Il quotidiano si può raccontare, tanti l’hanno fatto e tanti lo fanno: se si fa, si può (l’ho fatto anch’io in Litanie, a esempio). Ma, come per ogni cosa, è il come, è il pensiero che sta dietro. Ripeto da tempo che sono contrario alla poesia diaristica del quotidiano, poiché è spiccia, è priva di una costruzione, se mi è concesso dirlo; e io odio le cose spicce, ma poi un giorno mi trovai dinanzi ai libri di Ambra Simeone e dissi “cazzo, questo sì che mi piace”. Ma perché? Perché c’era una struttura che sfociava nella destrutturazione del testo e nella sua prosa rivedevo quello che chiamo “sospensione”. Eppure ce ne son pochi, poiché pochi per me pensano quando fanno qualcosa. Ma non è vero che non si può. Le maschere pirandelliane erano quotidiane, o meglio, erano la distruzione di quel quotidiano. L’Ulisse di Joyce è la matrice del quotidiano. Dico insomma allora che si deve parlare del quotidiano… di contro il rischio è di essere alienanti. E non scherziamo, la quotidianità mica può dirti “Uè ciccio, oggi non mi racconti”. Sei tu che decidi. L’ostacolo sarai sempre e solo tu.

La poesia logora romanticamente le decisioni definitive dello scrittore o del lettore?
Di entrambi.

La “responsabilità dei terzi” come la s’identifica culturalmente?
I terzi culturalmente possono annebbiare un’opera o innalzarla: alla fine sono i terzi a fare l’opera, non gli autori, poiché sono i terzi a nominare l’autore.

Considerazioni sulla poetica di Valerio Pedini

La letteratura secondo questo giovane poeta si sta riducendo in una sorta di lamentela, pubblicabile da qualche perdigiorno incapace anche di stare in pace con l’apparato riproduttivo, a tal punto d’amplificarne la volgarizzazione.

Le parti intime mettono in repentaglio l’attività mentale fin dall’inizio di un giorno nuovo, scoraggiando un intero pianeta di esseri viventi sopraffatti da dichiarazioni di sole parole, dal riavvolgimento della memoria per cronache dettagliate, aventi come protagonisti spesso e volentieri degl’imbecilli che sfamano il tempo passato.

L’indice di mortalità è ad appannaggio dei perdenti, è in programma, e non v’è sollecitazione per chi vuol sopravvivere, trafitto da testimonianze che si alternano coi pettegolezzi circa una mancanza di coperture per l’eternità.

Pedini non ha intenzione di rimediare la presunzione d’insegnare come esporre un concetto, semmai invita a riflettere sugli strumenti per comporre, che si stanno allontanando dalla loro semplicità.

Talmente presi dal pensiero in odor di bruciato, di diffusione, non ci accorgiamo che dipendiamo eccessivamente dal mondo virtuale, e guai se si dovesse interrompere la comunicazione, ch’è tutto tranne che diretta, umana, comportando condanne ristrette agli sbalzatori della tecnologia.

L’orrore consiste nel decantare le proprie gesta, e non resta che promettere di tempestarlo di prestazioni sessuali, trascinanti.

Esprimersi da rapaci intellettuali oggi è come defecare in maniera anomala dopo aver ingerito l’indispensabile per crescere moralmente, passivi a un Dio univoco, dunque costretti a soddisfare personaggi senza il benché minimo riserbo, che volgono alle sconcezze più assurde, che svaniscono nell’irrisorietà dell’egocentrismo; superiori a un qualsiasi, sincero atto di fede, tanto da prendersi sul serio.

Valerio decanta con un’ironia di forbito linguaggio il disprezzo per autori emergenti ma per niente intraprendenti, predisposti magari a dettare il buon esempio, desiderando di abbattere i complessi d’inferiorità, ma che non vogliono conoscere l’umiltà.

Il poeta è in grado di fingere d’esserne il seguace, rimandandogli piuttosto alla loro leggera andatura, arrabbiato per come costoro non sappiano sacrificarsi, coltivando davvero delle esperienze di vita, ma nonostante ciò portatori di successo nel bel mezzo delle banalità, e per giunta con la puzza dell’ignoranza sotto il naso.

Ma, se si rasserena, Valerio Pedini li annienta in un sol boccone, rievocando l’educazione alimentare, esasperante, tipica degli anglosassoni, culturalmente ricercatissimi (ma in fondo è solo apparenza!).

La maledizione è alla portata di una considerazione di sé che s’ingigantisce non riuscendo a scaricare tensioni, per un torto passionale che deve uscire fuori da quel che si è in continuo movimento.

Le domande esistenziali si liquidano, e il poeta invita confidenzialmente alla dannazione del Prossimo, centellinando una discriminazione istintiva, mortale, con l’incontinenza, dovuta dall’aver vissuto la fisicità di un individuo, a segnare i percorsi della chimica.

La melodiosità della disperazione umana si rifinisce al margine della riflessione sull’attrattiva di carattere sessuale, che può influenzare un singolo e poi un’intera collettività drammaticamente.

Col dorso sconvolto di un uomo che non può fare a meno di diventare grande, si arriva esanimi al culmine di una dimensione terrena che non si tira a lucido, scoprendo così una condizione ambientale nefasta, da cui fuggire aspirando al benessere sociale oramai stravolto.

E si ride per non piangere, ma ci s’incattivisce a forza di reagire, seccando in pratica, e soprattutto l’intimo, a scapito di un sistema nervoso che irrigidisce per sciogliere un’intesa meravigliosa di tanto in tanto, da custodire tutelandosi in maniera indefinita, selvaggia.

Il bianco e il nero si confondono, non cercando più d’irrobustire una lesionata collocazione si realizza la tentazione di farla finita con piacere, di nascosto, tra le abilità di chi t’affianca.

“M’infarino nel petrolio
nelle ossa legnose di una terra tumefatta
e con i tentacoli della morte
scavo trincee nel tuo cervello, per morirci dentro… entusiasta”

Le invocazioni naturali rimbombano dentro un Valerio Pedini da stimare, che si complessa in prima persona, con un talento creativo ammaliante, da incoraggiare nella piena, allegorica maturità, nel perenne disagio che l’attualità arreca, da cogliere davvero, con un orgoglio idolatrante, come a concepire la sapienza temendo il peggio, la luce nel dissolvimento del passato, sensibile all’esaurirsi delle vanità.

Per una fenomenologia intaccata dall’erotismo, per una mostruosità di femminea padronanza che deve divorare l’intelletto del poeta affinché l’ego scuota il creato.

Convinti di evaporare prima o poi e di non misurare più alcuna forma d’assenteismo, non diamo importanza al nostro respiro, i polmoni si deteriorano, e traspaiono significati a noi eternamente cari, pendenti sul disordine maligno che ferma una qualsivoglia rinascita dell’essere non solo poeti, bruscamente spettacolarizzato, urlandolo senza riuscire a fare clamore, con l’immaginario da rimettere in sesto per una profondità oggettiva da intuire necessariamente.

“…sangue raffermo
nello specchio dell’io…”

Il poeta mi si offre smaniosamente, raccontando di pessime, storiche vicende, quelle che accadono sul serio, a sovrani dal potere esagerato, antico… tra questi per esempio v’è uno che rimane offeso mentre si riposa sotto l’eccezionalità del Sole!

Da ciò, si rileva il debellamento dell’essere e la triste liberazione di possedimenti che alla fin fine non è mai risultata insolita.

Aggredita la persona, si ricorre a ulteriore violenza, con squartamenti di vittime ben presto distribuite come prelibatezze, con una lussuria decadente che non permette di dare adito ad alcun punto di vista.

“…e la pappa reale fu servita
sul piatto d’oro di un universo scadente”

Il consolidamento del “tempo che fu” nei resti dell’ego sembra doveroso, concede il reflusso dell’inutilità, lo sterminio di deprecabili generi di vita, sancendo delle predominanze in riproduzione indegna, come a volgere sicuramente al sereno.

Per ragionare apprendendo che il peggio deve ancora venire, per erigere una materialità ineguagliabile, con testi scritti piacevolmente, ma che offuscano una naturale soluzione energetica, e fulminano una seduzione di donna sopraffatta dall’uomo, che esce fuori dal moto universale delle cose.

                                                                                                                             Vincenzo Calò

giovedì 6 aprile 2017

Vincenzo Calò ci presenta Francesco Borgia e il suo"Ridente Lucciola"


Ma chi è
Francesco Borgia…

Francesco Borgia (Roma, 1976) si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.



E’ dottore di ricerca in “Scienze bioetico-giuridiche” presso l’Università degli Studi di Lecce.

Ha collaborato con diverse riviste, tra le quali “Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto”, “L’arco di Giano”, “Il Cannocchiale”.
Per le edizioni Mimesis ha pubblicato i libri “L’uomo senza immagine. La filosofia della natura di Hans Jonas” (Milano, 2006) e “Appartenenza e alterità. Il concetto di storicità nella filosofia di Martin Heidegger” (Milano, 2008).

Benvenuto Francesco. I tempi sono maturi per avere la forza di essere sé stessi?
I tempi non sono quasi mai maturi per essere sé stessi, ma è sempre un bene esserlo.

La lussuria è di una goduria, un gusto sempre più diverso?
La lussuria è l’estremo negativo della goduria, che in sé non è negativa.

Mi racconteresti di un genio che hai visto sorbirsi l’indifferenza?
Oggigiorno assistiamo a una crisi profonda di idee e progettualità. In sostanza non si scommette né si investe su di esse. Il genio, inteso in senso kantiano, ne fa le spese. Se a tutto questo aggiungiamo la forma individualistica di cui la nostra società è preda, e l’incapacità o la scarsa volontà di porsi in sintonia con ciò che è altro o nuovo, beh, ecco l’indifferenza verso il genio. Paradossalmente, credo che questo sia il racconto di una storia tipicamente moderna.

Cosa ti giunge di nuovo, e da dove?
Di nuovo mi giunge ben poco. Vedi il discorso di prima. La gente oggi si orienta verso cliché di massa.

Ti basta pigiare un pulsante e…?
Ti sembra di avere tutto il mondo a portata di mano…

A chi o cosa non riesci proprio a credere, e perché?
In generale, penso che sia un atteggiamento più positivo il nutrire fede piuttosto che la diffidenza o la poca speranza. Non riesco proprio a credere ai modi facili e veloci verso i quali la nostra società ci induce.

Parli come scrivi? Poetare aiuta la consapevolezza in riguardo ai tuoi convincimenti?
Sicuramente la mia poesia scaturisce da convincimenti sinceri.

L’originalità di una critica, secondo te, da quale tipo di lettura dipende?
Da una lettura fatta con occhi attenti e onesti.

Ridente Lucciola (Andrea Pacilli Editore)

La delicatezza consiste nello stare appesi al ramo di un albero qualsiasi della Felicità, e la si dedica a un essere di luce che si accende e si spegne, spostandosi con leggiadria tra episodi di particolare rilievo, con vari modi di comprendere la più bella e misteriosa delle emozioni, auspicando a intensificare pagine da sfogliare decisamente per il bene comune, senza sprecare alcun respiro.

La forte durevolezza della parola si percepisce come distaccata, tra il poeta e il lettore, ma nonostante ciò il compimento della Passione non viene trascurato, e sei libero di lasciarti prendere dalla malleabilità della forma della parola, così netta e sincera ch’è un peccato non farla emergere, alla maniera di esponenti quali Pedro Salinas o Umberto Saba.

Con una travolgente dinamica scorgi le profondità dei sensi, ci arrivi, non trasgredendo l’armoniosità di una modulazione cardine, di frequenza cardiaca, e letteraria di conseguenza; non spodestando il lessico.

Il componimento si rimpicciolisce ma non si sminuisce, perché l’autore preferisce immaginare degli elementi naturali sferzanti, in proporzione; e la contemplazione sembra magica stando alle vibrazioni del Creato, delle sue finalizzazioni che pullulano di quel romanticismo caro a un Giacomo Leopardi.

Dall’alto, il desiderio di un contatto fatale sembra divertirsi nel sedurre un atto di fede per volta, già scandito brillantemente.

L’anima è ferma all’effusione compiuta, e ci perdiamo nella vista accurata, si raggiunge la reciprocità, come prede di riferimenti infrangibili, universali.

L’intuizione amorevole non cessa mai, smussa i dubbi che ti fanno precipitare nella solitudine di un gesto affettuoso, sia a caldo che a freddo.

La tenerezza viene elaborata d’impatto, risaltata interiormente, e a fine giornata lentamente si dissolve, nella trasparenza di una concessione, a purificare l’ossigeno, per non oscurare alcuna illusione aldilà di tutto.

Bagnati di coscienza, i nervi si assopiscono, e l’istinto animale volge alla meraviglia, si chiude nella volontà centellinata al congiungimento delle stelle, con le aridi sospensioni terrene.

“d’acqua brucerai l’incendio”

Vicini come lontani, con una complicità spoglia, un’intimità straordinaria, che ottenebra per risuonare al naturale perennemente.

Al ritorno della Luna, accade che l’umanità diventa indispensabile, va oltre l’immaginario con piacere, profuma le correnti.

I limiti vengono lambiti apertamente dal mutismo generico, e non puoi fare altro che spaziare in un cenno d’intesa, flebile dovendolo confessare, ma mai in malafede.

Il dolore di un uomo si accentua se nulla si muove.

La dipendenza dall’amore si realizza di riflesso, con le vite che si fondono per navigare allo spuntare del Sole, senza mai fermarsi, le ovvie paure di sbagliare e generare sconvenienza; puntando sensibilmente in alto, trascinati dal piacere di andare incontro alla bellezza, da un vento di pensieri.

L’anima tormentata riconduce al pudore confidenziale, all’incredibile quiete facente scuotere gli astri, e nel buio della maturità avverti l’intoccabile presenza di un moto consequenziale, con la pelle sinonimo d’approdo e la fede disciolta nell’unicità d’intenti.

Cogli, nel cambiamento delle prospettive, il debellamento della soavità di un contatto, che appartiene rigorosamente all’altra metà; l’energia sa ora di peccati di cui accorgersi di slancio, come a rifiorire speranzosamente, liberamente, per non accontentarsi di una sola relazione, non facendo trapelare alcun stato d’animo, rigettando nell’ignoto quanto offerto, ossia l’altrove che si lascia comunque possedere per smussare il disagio globale, e rimanere nuovamente attratti da una Lei.

Miri la timidezza racchiudibile in una destinazione irrefrenabile ed esterna alla dimensione che occupi; l’altalenante bisogno da rendere suggestivo, benevolo, una volta scaricati dal trend giornaliero, constatando la disperazione da ricomporre al tatto, la falsificazione della passione da incutere.

Ci si vede allora immotivati e pertanto imprescindibili, abbiamo un aspetto derivato dall’osservazione spasmodica, che contiene minuscole solitudini da collegare nel firmamento, in mobilitazione, per l’eternità che si scopre senza mai deludere, per l’ambizione da degustare, dolceamara e impossibile da proibire.

“gli occhi suoi sono senza perché
perché sono amore”

Sì, l’amore è un principio d’iniziativa da surriscaldare, a costo di capire più nulla, di bruciare apparendo fenomenali, per tornare a dormire come fanno i bambini, senza preoccuparsi del cielo che si copre.

Questo poeta è un regalo che non si smette mai di scartare, per non dover banalizzare uscendo sempre allo scoperto; la sua decantazione spicciola e nient’affatto aggressiva del sentimento somiglia a quella di Aldo Palazzeschi, con quell’angoscia che corrisponde al richiamo sessuale, necessario per sentirsi di stare insieme con una persona.

Stare bene vuol dire affidarsi a storie d’amore che devono pur cessare, con una lei che sboccia incontrastata, che ti annienta le riserve dominando un chiaro legame da custodire essendo disincentivato per dover sopravvivere come degl’inguaribili materialisti.

                                                                                                                    Vincenzo Calò

RECENSIONE FILM: The ring 3



BOX OFFICE ITALIA: €1661602,00

DATA USCITA: 16 Marzo 2017
GENERE: Drammatico, Horror
ANNO: 2017
REGIA: F. Javier Gutiérrez
ATTORI:
Matilda Lutz: Julia
Johnny Galecki: Gabriel
Aimee Teegarden: Sky
Zach Roerig:Carter
Alex Roe: Holt
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
DURATA: 117 Min


TRAMA

Nel terzo capitolo della saga horror di THE RING, una giovane donna comincia a preoccuparsi per il suo ragazzo quando lo vede interessarsi ad un'oscura credenza intorno ad una misteriosa videocassetta che si dice uccida dopo sette giorni chi la guarda. Si sacrifica per salvare il suo ragazzo e nel farlo scopre qualcosa di orribile: c'è un "film dentro il film" che nessuno ha mai visto prima.



RECENSIONE

ATTENZIONE SPOILER!

Lo ammetto, questo film è un po' una scemenza. È il terzo di una serie di horror ormai molto famosa, il primo film tuttavia è l'unico che davvero abbiamo una qualche (ma poca eh) plausibilità. Già il secondo non è che un continuo del primo, la novità ormai è passata, ci si concentra per di più sull'origine di Samara e su ciò che l'ha trasformata nel demone del pozzo. E lo stesso si fa nel terzo, ma siamo ormai nel 2017, la tecnologia domina il mondo ed un filmato registrato su di una videocassetta non lo guarderebbe più nessuno.
Come risolvere il problema? Grazie a qualcuno che sia capace di trasferire il video dalla VHS al computer. Fatto ciò il filmato diventa virale e vi lascio immaginare le conseguenze. È già qui la cosa non è molto convincente, ma è passabile. Se non fosse che (chissà come) il primo ad aver visto il video viene a conoscenza del fatto che, se qualcun altro lo guarda prima dello scadere dei sette giorni, allora il conteggio comincerà da capo per quest'ultimo e solo alla sua morte toccherà di nuovo a chi l'ha preceduto. Si dà vita in tal modo ad una catena di persone che guardano il video una dopo l'altra.
Va beh, non è il massimo già così, metteteci poi la protagonista prescelta condotta dal fantasma sulle tracce delle origini di Samara, che per di più riesce a fermare le morti (almeno apparentemente) scoprendo la verità su sua madre e capirete perché dico che questo film è una scemenza.
Detto questo tuttavia devo ammettere che visto in un cinema l'effetto non è male. Tralasciando un po' la trama, qualche salto dalla poltrona è assicurato, come anche certamente gli attimi d'ansia e suspence che fanno trattenere il fiato. Nel complesso quindi devo dare atto che come horror non è brutto, basta non fare troppo caso alla storia discutibile e godersi un po' di sano spavento.

Buona visione
E.